27 GENNAIO

27 GENNAIO

La repubblica italiana ricorda ogni anno in data odierna le vittime della shoah, delle leggi razziali, di coloro che hanno vissuto la deportazione, la prigionia, la morte, nei campi di sterminio o su territorio di guerra.
Generalmente scrivo un post in memoria di coloro che hanno lasciato la propria vita e le proprie speranze nelle mani della libertà. Oggi no.
Oggi voglio fare una cosa diversa. Omaggiare chi, in un modo o nell’altro, è tornato dal quell’inferno, e lo faccio citando due personaggi a me molto vicini. I miei due nonni. Devo ringraziare solamente loro due del mio credo antifascista, perché l’antifascismo non è politica, è cultura. E in quanto tale rispecchia la legge del “se ce l’hai bene, se non ce l’hai puoi sempre acquisirla”.

BISACCIA FRANCESCO 1916 – 1989. Croce al merito di guerra per internamento in Germania.
Partito in guerra come caporale maggiore, fu catturato dai tedeschi con tutta la sua brigata in terra d’Albania. Fu caricato sul treno diretto verso un campo di sterminio tedesco. Da qui riuscì a scappare e a recarsi in terra slava. Attraversando i territori della ex Jugoslavia per far rientro in Italia, fu catturato nuovamente. Questa volta ad imbracciare il fucile erano i partigiani di Tito, che notoriamente non facevano prigionieri. Di fronte all’unica scelta di senso, combatté per loro fino alla fine della guerra e rientrò a Irsina a guerra terminata.

PACIOLLA MICHELE 1922 – 2016.
Arruolatosi nel 1938 come volontario nella marina, militare in carriera con grado di sergente silurista a bordo di navi e sottomarini. In data 4 settembre del 1942 la nave su cui era a bordo, la Polluce, venne bombardata e affondata dagli inglesi che dopo un anno divennero alleati. Trascorse 48 ore in mare a largo della Libia assieme ad altri superstiti, fu tratto in salvo dalla Virgilio, una nave ospedale. Avvolto nella bambagia per via della pelle che si staccava a pezzi, nel 1949 abbandonò la marina a guerra conclusa.
Ecco, questo post è dedicato non solo a loro ma a tutti noi, che siamo stati nipoti, figli o fratelli di una generazione che ha vissuto e combattuto per regalarci la democrazia, e che al giorno d’oggi faticherebbe molto a capire la deriva fascista che sta tornando in Europa.

Michele Bisaccia

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