A CORVETTO CON MENO PAURA E ANCORA TANTO DA FARE

A CORVETTO CON MENO PAURA E ANCORA TANTO DA FARE

Un articolo apparso  su la Repubblica Milano a firma del sociologo Paolo Natale che da mesi indaga e interroga le periferie, vivamente consigliata la lettura.
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È bastata la vittoria della Milano olimpica per riavviare la polemica di tanta parte della sinistra (oltre che del centrodestra) sul “modello” cui tenderebbe il capoluogo meneghino. Polemiche ovviamente un po’ pretestuose, che richiamano una frase (forse) infelice pronunciata dallo stesso sindaco Sala in diverse occasioni, subito dopo la sua vittoria del 2016, quando fece riferimento appunto al “modello Londra”. ? È importante richiamarlo in questa sede, perché nel nostro viaggio per i quartieri milanesi l’idea di fondo è quella di capire cosa sta accadendo alla città, quale trasformazione è in atto e quali sono le percezioni dei suoi abitanti di questa trasformazione. Ebbene, Beppe Sala ha costantemente ribadito che le sue priorità per Milano sono principalmente tre: la riqualificazione delle periferie e delle case popolari, per impedirne il degrado e l’espulsione dei ceti meno abbienti; la politica ambientale, traffico e sostenibilità, per rendere costantemente migliore la qualità della vita e dell’aria; la promozione internazionale, puntando sull’attrazione di investimenti, attrazione per gli studenti di tutto il mondo grazie alle sue università e attrazione turistica, sul modello di Londra. Ovviamente, decontestualizzando l’impianto del discorso, ciò che è rimasto in mano ai critici e feroci commentatori è soltanto l’ultima frase, o meglio le ultime tre parole. Da qui fiumi di parole e di inchiostro sulle malefatte londinesi, sulla gentrification, su un modello che non fa altro che ribadire, e accentuare, le differenze economiche e sociali, che dovrebbe portare Milano a diventare la “città dei ricchi”, espellendo i più poveri nelle immediate periferie, oltre i confini comunali: il giornalismo dei nostri tempi. La verifica di quanto promesso dal sindaco è partita immediatamente, grazie ai miei 200 studenti del corso di laurea di Comunicazione e Società della Statale, che tutti gli anni (e anche un paio di volte all’anno) si sono recati ad intervistare i milanesi nei loro luoghi di residenza, dal centro alle periferie più estreme, per capire esattamente quale fosse il “sentiment” dei suoi abitanti, e quali fossero le aree e i temi di maggiore sofferenza per la città nel suo insieme e, in particolare, per la zona in cui vivono. Il nostro viaggio per Milano si ferma oggi alla zona di corso Lodi e piazzale Corvetto che, a differenza di molti altri quartieri cittadini, non ha una lunga storia da raccontare, essendo stata da sempre un’area con piccole fabbriche e sostanzialmente residenziale, in particolare per le classi operaie e lavoratrici. Proprio qui furono costruite quasi un secolo fa le prime case Iacp (poi diventate Mer, di proprietà della Regione), che costituirono il limitrofo “quartiere Mazzini”, allora fiore all’occhiello dell’edilizia popolare e oggi simbolo del degrado abitativo di matrice “regionale”, al pari di quanto accade a piazza Selinunte. L’area compresa tra l’ex-scalo ferroviario di Porta Romana e il bosco di Rogoredo è, come molti luoghi milanesi, attraversata da parecchie contraddizioni: nuove installazioni di rigenerazione urbana, come la Fondazione Prada e Symbiosis-Covivio e ricche aree residenziali, accanto a agglomerati urbani di problematica coabitazione multiculturale e qualche campo rom, che suscitano spesso il malcontento degli abitanti. In generale la percezione della qualità della vita è tra le meno elevate della città, insieme al limitrofo Rogoredo e a Gratosoglio, con una quota di giudizi positivi di poco superiore al 65 per cento. Un livello certo buono in assoluto, ma piuttosto basso rispetto alla percezione diffusa nel resto della città. Ma anche qui, come in molte delle periferie, qualcosa pare stia cambiando, grazie all’attività anche dei numerosi comitati di zona, come il Comitato di quartiere del Corvetto, impegnato nell’integrazione tra gli abitanti autoctoni e le diverse etnie presenti, con buoni risultati, se è vero che sia il tema della sicurezza che quello degli stranieri non suscita qui preoccupazioni maggiori che nel resto di Milano. *Docente di Scienze sociali e politiche sociali alla Università degli studi di Milano.

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