“A Milano non si usa”

“A Milano non si usa”

L’intrallazzatore non ha avuto margine per la proposta corruttiva, l’assessore l’ha fermato prima: “Non prendo in giro i miei elettori”. L’offerta dell’appartamento alla fine non è stata nemmeno fatta, perché altrimenti ci sarebbe stata una denuncia, ne è convinto il sindaco Beppe Sala e non ha bisogno di confermare l’assessore Pierfrancesco Maran. Non c’è il terreno: “a Milano non si usa”. la Repubblica parla di ritorno della capitale morale, almeno di una parte, perché comunque gli intrallazzatori del mattone sembra abbiano speso il possibile in “cene e incontri con professionisti” della città, oltre “a 250mila euro di donazione a una fondazione gestita dal tesoriere di Matteo Salvini”. Il Corriere della Sera rileva come la differenza la fanno le persone e non la geografia e sottolinea come Maran sia un politico di professione che fa onore al suo mestiere. D’altronde è di due giorni fa la richiesta di condanna, formulata dal Pm Tiziana Siciliano, a sei anni per l’ex assessore a Famiglia e Politiche Sociali della giunta Moratti, Mariolina Moioli, una politica di lungo corso (e di sette anni per Patrizio Mercadante allora dirigente dell’assessorato). Secondo l’accusa avevano dirottato “per fini privati” un milione e mezzo di euro dalla tutela di infanzia e anziani a progetti inesistenti e gare truccate. “Un banchetto in cui tutto è stato divorato”, scrive la Pm. Sono passati otto anni, due giunte di centrosinistra, e Milano funziona meglio e alla luce del sole. Questa è la prima e più evidente conclusione. C’è sempre da migliorare, ma sapere che “a Milano non si usa”, fa molto piacere. Questione di persone, certo, ma soprattutto di cultura, democratica e di governo. Servire i cittadini, il bene comune, e non gli interessi di pochi ne è l’abc. Noi ci contiamo.

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