A2A E COMUNE DI MILANO: LA TORRE E LA DECARBONIZZAZIONE

A2A E COMUNE DI MILANO: LA TORRE E LA DECARBONIZZAZIONE
Funziona ancora la relazione pubblico-privato? Chi comanda? In questi giorni ne vedremo un esempio su due casi molto importanti per la città: la torre di A2A e l’atteso piano industriale che dovrebbe varare la de-carbonizzazione dell’azienda.
A2A vuole costruire un grattacielo simbolo come nuova sede, una torre di 145 metri che cambierà lo skyline di Milano (un po’ come quello Unicredit)
per ospitare i suoi 1500 lavoratori. Il Comune ha detto va bene, ma partecipate alla trasformazione di tutta l’area in cui vi inserite cioè quella dello scalo di Porta Romana, perché la torre si affaccia da Piazza Trento proprio su quell’area di binari abbandonati che dovrebbero diventare il temporaneo villaggio olimpico (e poi, forse, degli studentati), una stazione metro-ferroviaria e un parco per “cucire”, come si usa dire, l’area di Porta Romana con quella della Fondazione Prada, giusto al di là della ferrovia. Sembra che A2A non abbia però cucito nulla e sia interessata solo al suo grattacielo con scorno del Comune che voleva utilizzarne la forza economica per sistemare il masterplan attorno allo scalo Fs (avete preso Unicredit e le aree più o meno verdi attorno?).
Giovedì, A2A presenterà il nuovo Piano Industriale e il Consiglio comunale gli ha chiesto di procedere alla “decarbonizzazione irreversibile” dell’azienda, puntando tutto sulle energie rinnovabili. Lo farà? Davvero?
A2A è nata dalla fusione delle vecchie aziende municipali di gestione elettrica di Milano e Brescia, unite e privatizzate per andare in borsa e diventare uno dei grandi player energetici del paese. La proprietà di A2A è al 25% in mano del Comune di Milano, altrettanto del Comune di Brescia e il restante sul mercato ovvero investitori istituzionali e internazionali e 69mila cittadini per lo più lombardi. L’ultimo bilancio (2019) registra 7.324 milioni di ricavi, in aumento del 12,8%, soprattutto grazie ai grandi clienti e alla vendita di gas, e quasi mezzo miliardo di utili.
La torre e la decarbonizzazione ci diranno dove pende la bilancia tra indirizzo politico che semplificando rappresenta il bene comune e il mercato che guadagna a prescindere da qualsiasi principio. Chi vincerà?

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