ACQUE DEL SEVESO, UNA LUNGA STORIA

ACQUE DEL SEVESO, UNA LUNGA STORIA

La discussione relativa alla gestione delle acque del Seveso rischia di apparire poco chiara a fronte del rincorrersi di posizioni che sembrano inconciliabili. Posizioni che sono dettate da problemi veri e a cui va trovata una soluzione chiara e urgente. Purtroppo, sembra non esserci una sede in cui si riesca a elaborare una discussione pacata tra coloro che vivono in zone a rischio esondazione e coloro che si oppongono a interventi invasivi nei loro territori, territori immuni, per altro, dal rischio esondazione. Riteniamo che questa pagina possa essere un luogo di confronto e di conoscenza del problema e delle responsabilità. Responsabilità che hanno a che vedere prioritariamente, secondo noi, con il ripristino della legalità del corso d’acqua. Responsabilità questa che è in capo principalmente alla Regione Lombardia e agli enti operativi, preposti al controllo delle acque, che ad essa fanno riferimento.
Inviamo, come stimolo al dibattito, un nostro contributo personale che fa riferimento a quanto il Comitato Torrente Seveso, Comitato che sta unendo comitati sia del Municipio 9 sia comitati che operano nei comuni a nord di Milano che hanno, come collante, la volontà di trovare una soluzione al problema della gestione delle acque mettendo in una situazione di legalità il Seveso.
Anna Melone
Luca Belloni

Antefatto
Quando il Seveso, un torrente da molti chiamato fiume, nasce al confine svizzero nelle vicinanze di Como le sue acque sono pulite. Lungo i 46 chilometri della sua discesa verso Milano riceve gli scarichi di molti impianti di depurazione e le acque inquinate di 1400 scarichi abusivi trasformandosi in uno dei corsi d’acqua più inquinati della nostra regione.
Il Seveso è stato deviato e portato a Milano in epoca romana, già allora ha cominciato a ribellarsi e nella ricerca del suo alveo ha iniziato a esondare. La situazione è nettamente peggiorata dal secolo scorso quando il territorio lungo il Seveso è stato reso impermeabile dalla cementificazione. Il suolo non riesce più ad assorbire le acque di pioggia che inevitabilmente finiscono nel Seveso.

Il territorio cementificato e il percorso reso lineare per recuperare spazio ad altri usi del suolo fanno sì che le acque arrivino velocemente a Milano, dove da via Ornato in poi il torrente è convogliato in una tubatura sotterranea che in via Melchiorre Gioia lo porta a confluire nella Martesana (anch’essa interrata) e in seguito nel canale Redefossi.
I problemi attuali
In casi sempre più frequenti, anche a causa dei cambiamenti climatici, quando le piogge ormai divenute “monsoniche” si sommano all’ondata di piena proveniente da Nord, il fiume esonda e allaga i quartieri attorno a Niguarda e a piazzale Istria. Gli interventi di contenimento delle piene realizzati nel tempo si sono rivelati inadeguati. Il canale scolmatore di Nord-Ovest, completato nel 1980 con opere di presa all’altezza di Pregnana Milanese, può deviare parte delle acque di piena, ma la sua portata si è subito dimostrata insufficiente e anche il successivo potenziamento di alcuni tratti non ha dato risultati significativi.
Ciò nonostante si è continuato a costruire e la Regione Lombardia non ha mai adottato un piano d’ interventi che non si limiti ad alcune misure tampone di carattere emergenziale.
Le ondate di piena sono costituite principalmente da acque piovane, che non riescono a essere assorbite nel terreno, mescolate al surplus delle acque di fogna, scarichi in eccesso che non riescono a essere trattati dai depuratori, e dai numerosi scarichi abusivi. Sono acque sporche, inquinate, maleodoranti. Ritirandosi dopo gli allagamenti lasciano sul suolo uno poltiglia fangosa che essiccandosi diventa polvere.

Manca un piano strategico
A nostro parere, un “Piano contro il dissesto idrogeologico” che prevede semplicemente la realizzazione di 5 vasche di stoccaggio per contenere le ondate di piena, è una risposta parziale, costosa e inadeguata.
Inadeguata perché finora la Regione Lombardia non ha definito, programmato o finanziato nessuna azione strategica di risanamento delle acque del Seveso, perché le vasche di laminazione previste a monte della città di Milano sarebbero inevitabilmente piene di acqua sporca e contaminata (da smaltire) e perché manca una seria politica di tutela del territorio. In pratica non c’è all’orizzonte nessuna azione che riporti il Seveso in uno stato di legalità e di pacifica convivenza con il territorio.
Le vasche hanno una capacità limitata di contenimento delle ondate di piena. Il loro fondo è impermeabile e le acque di laminazione devono essere pompate fuori nell’arco di 48 ore perché le vasche possano accogliere nuove eventuali ondate di piena. Sono impianti che, pur funzionando per pochissimi giorni l’anno, hanno costi di costruzione e di manutenzione elevati. Sottraggono territorio al Parco delle Groane e al Parco Nord. Hanno problemi d’ inserimento nel paesaggio. Soprattutto non sono opere risolutive che, prima o poi, dovranno essere smantellate.
Per questo siamo scettici sulla loro effettiva utilità.

Che cosa si può fare
Riteniamo prioritario un piano integrato di disinquinamento del Seveso, che riporti a norma gli oltre 1400 scarichi abusivi già individuati. Con un Seveso risanato le ondate di piena sarebbero convogliabili nel fiume Ticino, cosa finora impossibile a causa della pessima qualità delle acque.
Inoltre il territorio andrebbe protetto adottando, fin da subito, misure stringenti per l’invarianza idraulica in grado di integrare lo sviluppo urbano con la gestione delle acque meteoriche e delle acque reflue permettendo una migliore gestione del rischio idrogeologico.
La separazione della rete fognaria dalla rete di raccolta delle acque piovane aiuta i depuratori a funzionare meglio ed evita che vadano in crisi quando piove troppo. Le acque piovane raccolte possono essere riutilizzate per l’irrigazione e tutti gli usi non potabili.
La rinaturalizzazione delle sponde e la formazione di specchi d’acqua sono cuscinetti naturali per contenere gli effetti di violenti temporali, sono misure di drenaggio sostenibile che rallentano la velocità di deflusso delle acque e migliorano la qualità del paesaggio e la biodiversità. Un esempio virtuoso è quello che si sta realizzando a Cesano Maderno, dove si sta progettando un parco fluviale, che trasformerà le aree attorno al Seveso in una risorsa ambientale fruibile da tutta la popolazione.

Per tutto questo abbiamo deciso di sostenere la petizione del Comitato Torrente Seveso rivolta alla Regione Lombardia e ai comuni del bacino del Seveso perché si assumano l’impegno di attuare da tutte le misure necessarie per: bonificare le sue acque, rinaturalizzare le sue sponde, adottare piani di invarianza idraulica e di risanamento idrogeologico efficaci. Che non è altro che attuare la normativa già prevista in regione ma tuttora disattesa , vogliamo Legalizzare le acque del Seveso.

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