ALCOOL E DECORO

ALCOOL E DECORO

Qualche giorno fa, in via dei Transiti c’era un uomo sdraiato, addormentato, palesemente reduce da una notte, o forse più, di alcol.
Non è la prima volta che capita e non sarà l’ultima.
Per strada, sul marciapiede, perché panchine non ce ne sono (più) e gli spazi verdi sono stati recintati per “combattere il degrado”.
Ecco, già l’idea di chiamare degrado, e non questione sociale o dipendenza, l’abuso di alcol a me fa abbastanza ribrezzo.
Come mi fa ribrezzo il raccontare che, chiudendo uno spazio pubblico, si risolvano i problemi.
E temo che a poco servano anche le multe e le sanzioni a chi vende alcol dopo le 20, le 22 o le 24.
E a poco servano i divieti di bere alcol in strada, visto che tanto difficilmente li si potrà far rispettare, oltre a ledere il diritto, sacrosanto, di chi ha voglia di bersi una birra in compagnia in una sera d’autunno.
Qualche anno fa Amsterdam, “con il tipico liberalismo olandese”, ha sperimentato una strada diversa, birra e tabacco, in quantità limitate e solo a determinati orari, agli alcolisti che accettano di contribuire a tenere pulita la città.
Insomma una soluzione che tiene insieme tutti i pezzi del problema, l’isolamento dalla società, la mancanza di lavoro e di qualcosa da fare, la lotta alle dipendenze che non si combatte proibendo ma controllando e limitando.
Pare che funzioni…
Forse, con i necessari aggiustamenti, si può provare anche qui

Elena Comelli

L’articolo de Il Fatto Quotidiano sul progetto olandese lo trovate qua

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