ANDARE OLTRE UN “MODELLO MILANO”

ANDARE OLTRE UN “MODELLO MILANO”

Ci siamo lasciati alle spalle la crisi del 2008, ma non tutti stanno beneficiando dei miglioramenti E i giovani non hanno recuperato il gap.
Ambrosianeum Fondazione Culturale ha presentato il suo rapporto annuale sulla città realizzato con Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dal titolo “L’anima della metropoli”. Come sempre molto interessante. Ne parla Stefania Cosenti su Milano – Il Giorno di ieri.
Andare oltre un «modello Milano» che rischia di far diventare la città «una riserva indiana dove sono asserragliati gli ultimi dei Mohicani, un fortino da conquistare», dice Marco Garzonio, presidente di Ambrosianeum. «Ricercare una propria vocazione», suggerisce l’arcivescovo Mario Delpini. Perché qui è in gioco «anche la capacità di restare collegata al resto del Paese, evitando di pensarsi come una monade isolata», anche se «interconnessa a livello globale ma senza legami di interdipendenza con il contesto territoriale e nazionale di cui fa parte». Luci ed ombre emergono nell’ultimo Rapporto sulla città “L’anima della metropoli” della Fondazione culturale Ambrosianeum realizzato con l’Università cattolica di Milano. Perché se da un lato Milano si è lasciata alle spalle la crisi del 2008 ed è tornata ad essere la capitale del lavoro, dall’altro non tutti stanno beneficiando della ripresa e i giovani sono quelli che non hanno ancora accesso ad occupazioni a tempo indeterminato, di qualità. SU QUESTO punto insiste la docente di sociologia Rosangela Lodigiani, curatrice del Rapporto che ha raccolto le «voci» della città (trenta contributi, dal sindaco Sala a Sangalli e Anelli rettore della Cattolica). «Colgo i segni di una stagione nuova» in questo processo di rigenerazione urbana che chiama tutti a contribuire. Ed in effetti da privilegiato osservatore, l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno annota che c’è «un desiderio nuovo dei cittadini che vogliono essere corresponsabili del cammino della città: un cammino che passa soprattutto attraverso il prendersi cura», e ha sottolineato come i cittadini abbiano solo «bisogno di strumenti e occasioni per essere abilitati e attivati». Disegnare una rotta, come? «La città deve investire nel lavoro buono — ragiona Lodigiani — ben remunerato così come sulla conoscenza, sulla ricerca e sul capitale umano visto che è a pieno titolo capitale universitaria attrattiva per un numero crescente di studenti». Per non crescere «generazioni di precari nel lavoro e nella vita che poi se ne vanno all’estero», è il monito lanciato a distanza di Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro. E l’arcivescovo Mario Delpini è andato al cuore del problema e di come parlare di anima della metropoli sia «una metafora arrischiata». «Io propongo che l’anima della città sia quella di rispondere ad una vocazione. Non quindi la sua identità o la fierezza del presente di riuscire a fare cose grandi, ma di domandarsi dove stiamo andando e perché. Questa è l’anima di Milano, la risposta ad una vocazione». Per il presidente della Fondazione Ambrosianeum, Marco Garzonio, dal rapporto e dalle 30 voci che lo compongono emerge il ritratto di una Milano «diversa da quella che viene raccontata dai giornali, non una riserva indiana che deve conservarsi come modello ma una città viva che stabilisce dialoghi e alleanze», come ha dimostrato anche con la vittoria dei giochi olimpici invernali del 2026. Milano a volte corre il rischio di definirsi in contrapposizione a qualcosa ha osservato l’arcivescovo: «In tempi recenti corriamo il rischio di dire che Milano non è Roma, come se ci fosse un’idea di porsi come alternativa. Ma questo aspetto non definisce l’anima». Nemmeno aiuta nella ricerca dell’identità di questi «tempi nuovi».

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