Andiamo oltre il binomio tra integrazione e sicurezza

Andiamo oltre il binomio tra integrazione e sicurezza

Periodicamente si celebra soprattutto sui media e negli ambiti politici istituzionali “lo scontro” sicurezza integrazione, come se ci fosse una correlazione fra i due termini che obbliga a ragionarci congiuntamente.

Molto spesso la questione viene sollevata in relazione a episodi di cronaca commessi da cittadini stranieri, a volte neanche verificatesi, l’ultimo episodio di Lodi è uno degli esempi.

Siamo di fronte spesso a un ” ragionamento securitario di tipo etnico”, dove i reati commessi dagli stranieri sono più gravi e necessitano sempre di risposte di tipo repressivo, vuoi dal punto di vista legislativo, vedi il tentativo di istituire l’aggravate della clandestinità, bocciato dalla Corte Costituzionale, o di interventi straordinari di controllo, vedi i controlli capillari di stranieri fatti anche recentemente in stazione centrale a Milano, ma non solo.

Occorre iniziare a ragionare dal punto di vista culturale per spezzare questo binomio integrazione sicurezza, che falsa e impedisce ogni tipo di ragionamento che vada al di là della reale o presunta emergenza.

L’accoglienza, ovviamente non indiscriminata e senza progettualità, è giusta perché stiamo parlando di persone, non cose, che scappano da guerre o che si trovano in situazioni di grossa difficoltà.

La sicurezza ovviamente è importante, ma per ogni tipo di reato, sia “visibile”, come i furti, le rapine, lo spaccio, ma anche non di immediata percezione, corruzione, bancarotte, reati di criminalità organizzata.

Ma la sicurezza la si ottiene con politiche di integrazione, non certo attraverso interventi spot di controllo.

Il piazzale adiacente la Stazione centrale deve essere riqualificato, reso più vivibile per chiunque straniero o italiano che sia, così come altri posti della città, dove la situazione è simile.

Perché la sfida della integrazione, del rifiuto dei muri non solo è giusta ma è ineludibile.

 

Mirko Mazzali

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