AUTODETERMINAZIONE E LIBERTÀ DI SCELTA NON SONO SOLO VALORI

AUTODETERMINAZIONE E LIBERTÀ DI SCELTA NON SONO SOLO VALORI

27 febbraio – 27 marzo, è trascorso un mese dalla morte di DJ Fabo e Gianni Trez, un mese in cui, come SinistraxMilano, non abbiamo scritto nulla in rispetto alla difficile scelta compiuta da questi uomini e del dolore delle persone a loro vicine.

Ora che è passata l’onda emotiva e che tutto tace nuovamente, vogliamo riportare l’attenzione sulla necessità di una legge che preveda le Dichiarazioni Anticipate di Testamento (il così detto biotestamento) e anche far presente che esiste una proposta di legge sull’eutanasia ferma in commissione giustizia della camera dal 4 marzo 2016.

La legge sulla DAT (dichiarazione anticipata di trattamento) potrebbe essere in dirittura d’arrivo, si tratta di approvare una norma che restituisca il diritto di scelta ad ogni persona, un diritto che in Italia non viene rispettato o che necessita di un lungo percorso legale, come è stato per Eluana Englaro e Walter Piludu, per ottenere ciò che, tra l’altro, la costituzione italiana esprime nell’art 32 (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.) e l’Europa ha previsto con la Convenzione di Oviedo approvata nel 1997 (art 9 «I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione»).

Englaro e Piludu, hanno scelto la via della magistratura per sopperire ad una mancanza della politica, Max Farinelli ha aspettato, inutilmente, che la politica arrivasse prima della morte, DJ Fabo ha aspettato fino a quando l’essere sepolto vivo dentro il suo corpo è diventato insostenibile.

Milano, a luglio 2013, aveva approvato il “registro per il deposito delle attestazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari” dimostrando che l’autodeterminazione e la possibilità di scelta sono considerati dei valori oltre che dei diritti. Non altrettanto si può dire di Regione Lombardia, dove da quasi 12 mesi giace una proposta di iniziativa popolare per istituire il Registro Regionale delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, quando lo statuto regionale prevede che una proposta di legge popolare debba essere discussa entro tre mesi dalla sua presentazione in consiglio.

Pensiamo che, come Milano ha dimostrato, sia possibile accettare la volontà di ogni cittadino e che la politica debba prendere atto di ciò che la società sta chiedendo ormai da anni, iniziando da regione Lombardia, e riconoscendo il diritto all’autodeterminazione che comprende il desiderio di non emigrare per morire.

Simona Regondi

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