BENVENUTI E DANDORA DUMPING

BENVENUTI E DANDORA DUMPING

Nei quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per salvare la gente di altri paraggi.
Una porta che si apre. Vista discarica. Dandora dumping site: una delle più grandi d’Africa. C’è chi ci trascorre più di 8 ore al giorno, lavorando indefessamente, per cercare di riempire sacchi di raccolta differenziata, o così dicono loro, che poi verranno pagati a peso. Oppure per cercare quelle poche cose che possano essererivendute al bordo della strada. Tutto questo a discapito della salute: solo camminando negli stretti vicoli dello slum, l’odore penetra le narici, e non riesce più ad andare via. Impossibile immaginare cosa significhi stare a capo chinato su chilometri quadrati di rifiuti quotidianamente. I bambini che corrono tra un collo di bottiglia rotto e una lamiera spezzata, i genitori che con lo sguardo vitreo comunque sorridono, con una dignità che noi spesso dimentichiamo. La dignità è la cosa che più rimane impressa durante e dopo una home visit. L’accoglienza che riservano ad un gruppo di wazungu, gli uomini bianchi, in una stanza di 5 metri quadrati, è da lacrime agli occhi e brividi che corrono lungo le braccia. Raccontano la loro storia, l’impossibilità di prendere le medicine per la mancanza di cibo, il dover far dormire cinque figli in una stanza, dove l’unica cosa morbida che c’è è un letto singolo. Spesso la stanza, dieci metri quadrati, è buia, niente finestre, niente corrente. Una tenda divide la parte notte da quella giorno. L’angolo cucina è una pila di pentole e un fornello a carbone. Il bagno, quando c’è, è comune ad una serie di case, 15, 20 persone. Quattro chiacchiere e si ricomincia a camminare. Un bambino ti prende la mano, e ti guida in quelle che strade che conosce così bene. Pochi metri e bussiamo di nuovo. Ancora una sola parola, piena di dignità, Karibu. Benvenuti.

Matilde MoroAlice for Children

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