Bike Sharing, ricominciamo?

Bike Sharing, ricominciamo?

In principio fu car2go, che nel pieno dell’estate 2015, decise di far pagare di più chi lasciava l’auto in periferia.
Poi sono arrivate le bici a flusso libero, una rivoluzione copernicana per lo sharing e la mobilità sostenibile, e se, “nel futuro ognuno avrà 15 minuti di celebrità”, nel presente dello sharing e dell’accesso contrapposto al possesso, ognuno ha diritto a una bici per 20 minuti.
All’inizio gratis, per far conoscere il servizio, poi a 20 centesimi o poco più per i primi venti minuti, poi, sottotraccia e senza troppi annunci, non meno di 70 centesimi per i primi venti minuti, in base alla bici scelta.
Fin qui tutto bene, o quasi. Si sperimenta e si aggiusta la tariffazione, in modo da garantire il servizio a tutti.
A giugno 2018 però Mobike, uno dei due operatori del bike sharing a flusso libero, cambia idea e decide, unilateralmente, che la bici non è più uguale per tutti e chi lascia le bici nere/arancio in alcuni quartieri (periferici) considerati a maggior rischio (per l’impresa) pagherà di più.
Segue a ruota, è il caso di dirlo, ofo il secondo operatore, quello delle bici gialle, che ieri ha comunicato un costo aggiuntivo (7 euro!!!) per chi lascia la bici al di fuori dell’area più centrale e addirittura una penalità che, se ripetuta, impedirà l’accesso al servizio, a chi lascia la bici al di fuori dell’area rossa più ampia che abbraccia la cintura della città dove, fino a ieri, era possibile pedalare pagando “solo” il costo dell’utilizzo a tempo.
Dopo mesi di discussione sulle biciclette parcheggiate ovunque e sugli atti di vandalismo (per altro ampiamente diffusi in tutta la città, e non certo limitati a quelle periferie che oggi si vedono, nuovamente, penalizzate), il dibattito e la riflessione non possono che spostarsi su un altro piano.
Lo sharing è semplicemente un’impresa privata che risponde alla sola logica del profitto o vuole essere un modo per garantire l’accesso a un servizio a tutti i cittadini?
Milano non può (più) non tenere conto di questa contraddizione e deve avviare nuove politiche per la mobilità condivisa.
Del resto se gli operatori del settore, come Car2go, Ofo e Mobike, cambiano costantemente la tariffazione e i modi d’uso dei loro servizi, forse dipende anche dal fatto che l’Amministrazione ha sottovalutato alcuni aspetti degli accordi presi con queste realtà?
Non è troppo tardi per riscrivere le regole del gioco e garantire davvero l’accesso a tutti, ma serve farlo in fretta, perché la distanza tra centro e periferie oggi è un po’ più ampia.
Elena Comelli

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