Biotestamento: e pur si muove, ma in quale direzione?

Biotestamento: e pur si muove, ma in quale direzione?

Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate
di trattamento”

E pur si muove, ma in quale direzione ancora non è chiaro.
Ieri (20 aprile) la Camera ha approvato il Ddl “sul biotestamento”, che passerà ora in Senato.
Per un’analisi approfondita del ddl sarebbe opportuno (e vi consigliamo) di leggere direttamente il testo, o i tanti articoli che ne citato diversi brani. Come SinistraxMilano ci preme invece rilevare come, in Italia, non si riesca ancora a dar forma ad una legge che riconosca il diritto all’autodeterminazione di ogni persona.
A fronte del riconoscimento delle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento), viene inserita lapossibilità del medico di non tenerne conto se ritenute “manifestamente inappropriate”.
Se da un lato viene definito che il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare o rinunciare il trattamento sanitario (comprese l’idratazione e la nutrizione artificiale che vengono equiparate a trattamenti sanitari), il paziente non può chiedere «trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico ssistenziali» ed «A fronte di tali richieste il medico non ha obblighi professionali» e quindi di non è tenuto a dar corso alle richieste del paziente.
Le nuove norme impongono al medico, di astenersi da «ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati», ma prevedono anche che «il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda..». Ma può anche rifiutarsi di farlo, anche su richiesta esplicita del paziente.
Di fatto si inserisce la possibilità, per il medico, di non rispettare le richieste dei pazienti appellandosi all’obiezione di coscienza.
Per evitare le conseguenze già misurate con la 194, è stata inserito un comma all’art 1 che prevede che ogni “azienda sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione della legge”, i tempi e le modalità non sono però esplicitati.
Una nota positiva, se quest’ultimo comma troverà reale applicazione, è contenuta nell’articolo che esclude l’esenzione dall’applicazione della legge le cliniche private convenzionate con il Sistema Sanitario Regionale/nazionale.

Al momento quindi, restiamo in attesa di capire se l’Italia sarà, finalmente, in grado di promulgare una legge che difenda i diritti del soggetto più debole e non i, se pur legittimi, “problemi di coscienza”
Le scelte dell’obiettore di coscienza, in campo medico, non ricadono mai su chi le compie, ma solo su chi è privato di un diritto.

 

Simona Regondi

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