Blocco dei diesel: eppur si muove?

Blocco dei diesel: eppur si muove?

Il blocco totale dello smog va a rilento e i provvedimenti regionali e stagionali per limitarne l’impatto paiono pannicelli rispetto all’entità dei problemi che ne derivano.
È pur vero che con le norme regionali che vietano la circolazione dei diesel 3 si bloccano 450.00 veicoli che circolano ed entrano a Milano e in altri 569 comuni della Lombardia, ma le deroghe concesse fanno in modo che l’effetto reale sull’inquinamento totale sarà molto limitato e non andrà a scalfire quella “cultura dell’auto” che è la malattia cronica della nostra società, dal “miracolo economico” in poi.
Il Pirellone ci va con i piedi di piombo: orario limitato dalle 7,30 alle 19,30, sabato e domenica liberi, esentato chi pratica il car pooling (più persone nelle stessa auto, almeno 3, insieme ad altre deroghe per i trasporti commerciali) depotenziano notevolmente il provvedimento.
Corre più veloce il Comune di Milano che dal 21 gennaio 2019, tramite 16 varchi di entrata nella città, inaugura un piano permanente di blocco ai diesel 3 (da ottobre 2019 anche i diesel 4) e di limitazione generale del traffico nella zona Lez o Area B, con i controlli che in Regione non esistono.
Resta comunque il fatto che l’inquinamento a Milano e in generale nella Pianura Padana non tende
a diminuire, anzi, quest’anno ha toccato limiti record a livello mondiale.
I protocolli di intesa che hanno firmato le regioni interessate (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) sono talmente generici da creare addirittura maggiore caos e rappresentano linee guida che rischiano di fare deragliare gli amministratori locali.
In sostanza, sull’emergenza assoluta dell’inquinamento da smog e delle sue nocive azioni sulla salute dei cittadini
(bambini e anziani) nessuno opera realmente con il bisturi ma con medicine blande in dose omeopatiche.
Tutti i diesel inquinano e quelli di ultima generazione anche di più, grazie alle micro particelle assassine che penetrano nei polmoni e nel sistema cardio circolatorio, come dimostrato da innumerevoli, ormai, ricerche scientifiche.
Inquina anche la benzina, inquinano le polveri prodotte dai freni delle auto e così via. Su questo tema abbiamo già pubblicato un altro post su questa pagina.
Il Comune di Milano sta facendo un sforzo per portare a regime una visione complessiva della mobilità con una strategia di fondo limitativa dell’uso dell’auto (mobilità pubblica su mezzi di superfice e metro, rinnovo del parco autobus e tram, piste ciclabili, car sharing e bike sharing dei privati…) ma il passo è ancora lento e, soprattutto, la comunicazione per informare e formare i cittadini in vista di una mobilità sostenibile è molto zoppicante se non confusionaria.
Ne è esempio il recente e annunciato, a volte a vanvera, aumento del biglietto ATM e la revisione del piano degli abbonamenti. In questo piano non si capisce bene quali siano le fasce protette e in che forma siano favorite, ma, soprattutto, attraverso una gestione incosciente della comunicazione con i media, non si dice nulla di motivante al cittadino, se non frammenti di un tariffario ancora provvisorio.
In poche parole non si sa, purtroppo, comunicare agli abitanti di Milano quella che dovrebbe essere la priorità strategica di una “città senz’auto”: un cambio di mentalità ed abitudini che non può avvenire senza supporti anche culturali e di comunicazione adeguati, che siano anche in grado di supportare la battaglia politica che con l’opposizione, in vista delle elezioni comunali del 2021, sarà durissima.

Giuseppe Pino Rosa

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