Cavezzali: serve il sequestro dello stabile

Cavezzali: serve il sequestro dello stabile

Da ieri non si parla che di Cavezzali e, alla luce degli avvenimenti, non si può che provare sollievo e preoccupazione.

Sollievo perché, ieri sera, via cavezzali 11 “non c’era più”
Preoccupazione per quello che succederà da oggi in poi.

Perché sappiamo bene che non può essere finita qui e che possono succedere almeno tre cose.

Può succedere che tutto torni come prima, questione di tempo, giorni, mesi o settimane. Dipende da quanto durerà il presidio delle forze dell’ordine.

Può non accadere nulla, e via Cavezzali 11 rimanga lì, vuoto in mezzo a Milano, con le sue poche finestre “regolari” illuminate la sera come occhi spalancati.
Certo, non ci sarebbero più i “delinquenti”, come qualcuno ha dichiarato, insieme alla speranza che i proprietari e gli inquilini regolari rimettano in condizioni di decenza lo stabile.
Chiaramente un’ipotesi balzana contando che chi ha scelto di vivere in Cavezzali lo ha fatto per necessità economiche.
L’ultima ipotesi è che qualche investitore, attirato dai prezzi bassi, se lo compri.

Noi pensiamo che esista un’altra strada, percorribile, che è quella del sequestro dello stabile e della presa in da parte del pubblico, per restituirlo davvero, passo dopo passo, al quartiere e alla città (ne scrivevamo già qui ).

È la strada più difficile, perché inesplorata e perché richiede coraggio e innovazione, nello sguardo alla città e al modo di amministrarla, facendosi carico di problemi nuovi che fino a ieri non si sapevano neanche raccontare.

Ma se non ci prova quell’amministrazione milanese che, per prima in Italia, vuole sperimentare l’intervento del pubblico nell’abitare privato, chi potrà mai provarci?

Elena Comelli

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