Do you remember Via Cavezzali?

Do you remember Via Cavezzali?
A Milano c’era una palazzina, in via Cavezzali 11, che per anni è stato simbolo di occupazioni, di irregolarità, di paura, di mancanza di qualunque regola.
Uno di quei posti dove lo stato non esiste.
7 piani di paura, di immondizia accumulata, di freddo, di droga, di spaccio, di urla e di botte, di prostituzione.
Poi, nella primavera del 2018, via Cavezzali 11 è stato sgomberato, con un’operazione di dimensioni imponenti, elicotteri, protezione civile, forze dell’ordine arrivate da tutto il nord Italia per restituire a Milano il suo buco nero.
Prima dello sgombero, un’operazione certosina di mappatura degli occupanti, per separare i “buoni dai cattivi” e dare un tetto a chi, uscito da lì, più ne aveva bisogno.
Sono passati 5 mesi e rotti, e via Cavezzali 11 è ancora lì, non brutta come prima, non sporca come prima, ma è lì. Con il cortile che è tornato a riempirsi di immondizia (ma è uno spazio privato e Amsa non può intervenire), con il via vai sospetto che, lentamente, sta riprendendo, forse con visi diversi ma con la stessa disperazione negli occhi.
Su via Cavezzali 11 pare sia stato fatto tutto come si doveva, mappatura, tentativo di intercettare chi ha più bisogno, sgombero, sigilli, indagini e ancora indagini, controlli costanti delle forze dell’ordine, ma lo sgombero pare essere stato solo una parentesi di qualche mese in un luogo che resta simbolo di degrado.
Forse lo sgombero (lo avevamo detto) non era la strada giusta, soprattutto in assenza di un progetto, immediato o quasi, per l’ex residence.
E, senza forse, gli sgomberi in generale non sono la strada giusta.
Perché finché ci saranno stabili abbandonati o di cui nessuno si prende cura, finché ci saranno persone che, per mille motivi, non hanno una casa, ruspe e sgomberi saranno solo la foglia di fico (piccola) con cui nascondere una povertà e una disperazione crescenti.

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