C’è un referendum a Berlino

C’è un referendum a Berlino

O meglio, ci sarà il prossimo 26 settembre insieme alle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale berlinese.
È che non è referendum qualunque, è un referendum rivoluzionario per la nostra epoca, perché chiede ai berlinesi se sono d’accordo a espropriare le grandi società immobiliari (quelle che possoedono più di 3.000 appartamenti) per creare un’ offerta abitativa a prezzi accessibili ai ceti più svantaggiati.
Perché a Berlino, come in tutte le grandi città europee, la questione abitativa è questione non più rimandabile.
Le città crescono, diventano attrattive, chiamano turisti e investimenti e diventano, giorno dopo giorno, sempre più inaccessibili per chi la città la fa, per chi in città ci vive ci lavora.
Insomma per chi ha uno stipendio normale.

Il referendum di Berlino non è il primo passo della capitale tedesca verso il contenimento del costo dell’abitare.
Negli anni e nei mesi scorsi sono state sperimentate norme che mettono un tetto al corso degli affitti. Qualcuno vi dirà che la sperimentazione berlinese è stata cassata dalla Corte Costituzionale. Vero.
Occhio però che non è stata cassata in nome della prevalenza del diritto alla proprietà privata ma semplicemente per un tema di competenza (le politiche abitative competono ai Laender e non alla municipalità).
Berlino non è Milano e la Germania non è l’Italia. La diffusione del patrimonio immobiliare a Berlino ha caratteristiche abbastanza diverse da quelle che vediamo a Milano. Eppure.

Eppure il referendum di Berlino ci riguarda comunque, non solo perché a Milano il costo dell’abitare non accenna a diminuire, nonostante i mesi del covid.
Anche a Milano sono sempre più i privati che, pur non possedendo patrimoni di decine e decine di appartamenti, investono, a fini speculativi, ad esempio sugli affitti brevi.
Il referendum di Berlino ci riguarda soprattutto perché si è arrivati a poter fare il referendum grazie alla politica, grazie alla spinta degli ambientalisti e della sinistra che ha scelto di stare in maggioranza, che è riuscita a portare il tema in consiglio comunale.
E poi perché la politica ha saputo uscire dalle aule consiliari e raccogliere quasi 200.000 firme, ben più delle 170.000 necessarie a indire un referendum che, in fondo, chiede di espropriare i privati più ricchi.
Insomma a Berlino di diritto all’abitare e di redistribuzione si parla anche al di fuori dei circoli ristretti e degli addetti ai lavori.
Quando anche a Milano?

Elena Comelli

Ti potrebbero interessare