Che pacchia!

Che pacchia!

Leggo della strage di braccianti in Puglia, e a parte il solito ingenuo stupore, l’avvilimento e gli interrogativi instancabili e ripetitivi: ma cosa siamo diventati? Non c’è proprio alcun controllo? Nessuna denuncia? Sanzione, arresto? Le istituzioni, i sindacati, dove sono? Mi sovviene il post di Stefania Prandi, di tre giorni fa, quando scriveva: “La storia si ripete perché il sistema non cambia.
Erano quattro sorelle, stipate in uno dei pulmini che le portavano avanti e indietro dai campi. Negli anni Ottanta, nelle campagne del brindisino, in Puglia, per ‘ottimizzare gli spazi’, le braccianti venivano caricate, il pulmino partiva per qualche metro, frenava all’improvviso, così le donne si schiacciavano una sull’altra e restava spazio per farne salire delle altre. Una sera, al ritorno dal lavoro, forse per un colpo di sonno dell’autista, le quattro sorelle restarono coinvolte in un incidente. La più piccola, di soli 16 anni, morì, le altre tre rimasero ferite. La sorella maggiore restò imprigionata per ore nelle lamiere e non si riprese più dal trauma.
Questa storia mi è stata raccontata a Ceglie, un giorno di novembre di due anni fa, mentre raccoglievo il materiale per il libro Oro Rosso. Con la lavoratrice, una delle quattro sorelle, c’era Angelo Leo, per anni sindacalista della Flai Cgil. ‘All’epoca successero decine di incidenti, ma molti furono tenuti nascosti. Se nessuno moriva, le braccianti non venivano nemmeno ricoverate. Se andavano al pronto soccorso, dovevano dire di essere cadute dalle scale’.
La bracciante mi ha detto: lavoravamo per avere la nostra libertà, noneravamo potute andare a scuola, perché mio padre ci diceva che solo i maschi dovevano studiare”.
Stefania è appunto la giornalista e scrittrice di “Oro Rosso”, un reportage che parla di fragole e pomodori, di donne, sfruttamento, schiavismo e molestie nel Mediterraneo. La “pacchia” insomma. Lo consiglio a tutte e tutti.

Rita Barbieri

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