Chi inquina paga

Chi inquina paga

Il Codice dell’Ambiente (D.Lgs 152/2006) dà di fatto attuazione al principio per cui “chi inquina paga”, principio cardine delle politiche ambientali dell’Unione Europea.

Un principio che inspiegabilmente viene sottovalutato quando si parla di inquinamento causato dal traffico, il cui costo per la collettività è evidentemente sottovalutato, non solo da tanti cittadini che, per motivi spesso anche assolutamente legittimi, continuano a privilegiare l’uso dell’auto anche per spostamenti brevi o su tratte servite dai mezzi pubblici, ma anche dagli amministratori (sicuramente troppo timidi nel limitare l’uso dell’auto privata o nel disincentivarlo sotto il profilo economico) e dalla stampa.

Così, se la Germania ha annunciato di voler percorrere la strada dei mezzi pubblici gratuiti a partire da 5 grandi città per scongiurare una condanna dalla UE per l’eccesso di gas di scarico, la notizia non ha trovato grande rilevanza in Italia se non per i costi che la misura comporterebbe per la Germania: quasi 13 miliardi di Euro, un costo importante che tuttavia non tiene conto dei costi indiretti dell’inquinamento e del traffico (malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, città bloccate e peggioramento generale della salute e della qualità della vita)

Eppure, eppure, l’Italia non è messa meglio della Germania e la minaccia della condanna UE incombe anche sull’Italia.
Eppure la Germania è terra di industrie automobilistiche tanto quanto l’Italia se non di più.
Eppure disincentivare economicamente l’uso dell’auto funziona: lo dimostra area C che ha ridotto il traffico in centro senza rendere insopportabile o particolarmente complessa la vita dei residenti o degli altri cittadini.

E allora il tema è forse culturale ancor prima che economico
Usare l’auto costa, ma forse non costa abbastanza.
Se la strada dei mezzi pubblici gratuiti (che pur aveva acceso il dibattito nella campagna elettorale per le primarie 2016) è difficile da percorrere e lunga da digerire, allora ci sono almeno altre due strade: aumentare il costo dell’uso dell’auto e modificare i comportamenti dei cittadini.

Area C è stato un primo passo importante in questa direzione, ma ampliarla o chiudere completamente al traffico il centro storico servirebbe a poco, come confermano studi AMAT. E allora la strada verso la città senz’auto potrebbe essere la tariffazione per l’ingresso in città che, per altro, potrebbe far leva anche sui varchi e sulle altre infrastrutture previste per le LEZ; è un percorso lungo ma, come ci insegna la Germania, la strada è segnata.

Intanto si può lavorare sulla mentalità e sulle abitudini dei cittadini, a partire dalla ripresa di quella sperimentazione delle scuole car free avviata nel 2012 e mai portata avanti e sulla creazione di aree pedonali diffuse in città.
Sono solo alcune delle proposte emerse dalla nostra campagna #respiromegliose.

Ci stiamo lavorando e ci torneremo presto, pensando che una città senz’auto non è solo una città più bella e più sana ma può essere anche una città in cui essere consapevoli che i mezzi pubblici forse non sono del tutto gratis ma comunque ci costano meno dell’auto.

Elena Comelli

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