CHI SI POTRA’ PERMETTERE MILANO

CHI SI POTRA’ PERMETTERE MILANO

Lo scrive bene Massimo Bonini citando i dati del boom immobiliare milanese:
3.250 EUR (in media) al metro quadro per comprare una casa in periferia
125 EUR (in media) al metro quadro per l’affitto in una zona periferica.
I numeri raccontano come il divario tra potere di acquisto garantito da una retribuzione “media” e il costo delle case renda Milano ormai inaccessibile a tanti.
Quei troppi che, scrive Bonini, hanno bisogno di una casa “per costruire un futuro” e che, oggi, quel futuro rischiano di doverlo pensare lontano da Milano.
Un boom, quello dei valori immobiliari, che si unisce all’altro boom – quello degli affitti brevi – che, in una città ormai perennemente (e fortunatamente) attrattiva non riguarda più periodi o quartieri limitati, ma vale tutto l’anno e in tutta la città.
La somma dei due boom si traduce in una crescente difficoltà, ormai prossima all’impossibilità, a trovare case in affitto a prezzi accessibili. Una difficoltà che riguarda anche quei migranti che, pur avendo un lavoro regolare e un permesso di soggiorno valido, faticano a trovare una stanza in affitto, figuriamoci quella casa, magari piccola, che servirebbe a coronare il sogno di una nuova vita ricostruita nel paese che ti ha accolto dopo la fuga dalla guerra, dalla fame o dalle persecuzioni.
Ve la ricordate la storia di Youssouf, il ragazzo afghano di cui abbiamo scritto qualche mese fa? Oggi, dopo 4 mesi di ricerca, è ancora in dormitorio, perché una casa in affitto – pur potendosela permettere – non la trova. E allora sta in dormitorio, togliendo magari il posto a chi, in situazioni più difficili della sua, un appartamento o una stanza, magari in condivisione, non se la potrebbe neanche permettere.
E allora i tanti Youssouf che a Milano vivono e lavorano non hanno molte alternative, il dormitorio o finire nei “dormifici”, quegli appartamenti sovraffollati che, nella prima cintura periferica della nostra città, alimentano degrado e sfruttamento.
Ha ragione Bonini, serve intervenire sul sistema casa e, di fronte e a fianco di un’amministrazione che tanto già sta facendo, serve lavorare insieme, tutti coloro che hanno idee, competenze e risorse.
Serve però un’accelerazione, un passo in avanti che coinvolga tutta la città chiamando in causa pubblico, privato e privati (sì, anche quelli che preferiscono lasciare la casa vuota perché tanto conviene di più affittare per pochi periodi brevi che mettere l’appartamento sul mercato).
Basta guardare altrove, a Barcellona come a Berlino, dove la vitalità e l’attrattività della città hanno già da tempo fatto esplodere la questione casa, per capire come sull’accesso all’abitare si giochi la distanza tra la città dei ricchi e la città dei poveri.
A Barcellona è la Sindaca Ada Colau a guidare la risposta della città, con una misura che stabilisce di destinare il 30 percento di ogni nuova costruzione o intervento di rigenerazione ad abitazioni ‘protette’ e a prezzi accessibili. Una misura che, secondo le stime, garantirà ogni anno 400 alloggi ‘popolari’. Inoltre al Comune è assegnato un diritto di prelazione in caso di vendita, in futuro, di questi alloggi. E non a canone di mercato.
A Berlino la spinta arriva dal basso, con il lancio di un referendum popolare che chiede l’esproprio (sì, avete capito bene l’esproprio) dei grandi fondi immobiliari, obbligando chi possiede più di 3.000 appartamenti a cederli a un’azienda comunale costituita ad hoc.
Proposte che vanno esattamente nella direzione che chiede Bonini: una città che guardi a tutti e non ai record.
Elena Comelli

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