Ci vuole un Risotto?

Ci vuole un Risotto?

Chi era giovane a Milano negli anni 70 ha una idea molto chiara di una città veramente insicura. La città di Vallanzasca, Turatello, Epaminonda, la città dei morti in piazza, la città dove non dovevi sbagliare il locale, la città con i ristoranti e le pizzerie trasformate in bunker, la città dei sequestri di persona. Negli anni ’80 la città riprese a vivere, nessuna nostalgia della città da bere ma innegabilmente la consapevolezza che in quegli anni la città ritornava vivibile. Arrivarono le società di Servizi, la crisi petrolifera si riassorbì, il futuro ridivenne una prospettiva, la scuola era ancora un potenziale ascensore sociale, il welfare in città resisteva. Ma, serviva un simbolo. Un simbolo fu il Risotto in piazza, la Domenica pomeriggio Piazza Duomo si riempì di persone in file per mangiarsi un risotto preparato da grandi cuochi, in quella città dove andare in un ristorante faceva ancora paura. Le persone si riappropriano della loro città, della loro Piazza. Oggi dobbiamo ricostruire un pensiero una elaborazione e un progetto a quel punto, a livello nazionale, servirà un risotto, un momento, un simbolo che ci unisca che sentiremo nostro, gelosamente difeso come un simbolo della sinistra. Attenzione sono d’accordo che abbiamo tanti risotti (Riace, i lenzuoli che accolgono Salvini, le marce di Milano, Rimaflow, le famiglie che si dicono disposte ad ospitare i migranti … ) ma ancora manca un progetto, una elaborazione e una speranza condivisa perchè il risotto, il momento simbolico abbia un senso e ci permetta di evidenziare il nostro racconto. Diamoci da fare.

Niky Pentola

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