CICLABILE IN BUENOS AIRES, DUE RECENSIONI

CICLABILE IN BUENOS AIRES, DUE RECENSIONI

Oggi sono andata al lavoro in bicicletta.
Ho fatto la “famosa” ciclabile di Corso Buenos Aires e Corso Venezia.
E’ vero, è piena di biciclette, di tutti i tipi.
Bici da corsa, bici da hipster, grazielle del secolo scorso, bici nuove, bici usate, ciclisti allenati, ciclisti della prima ora che stanno imparando a muoversi in città.
Tante, tantissime bici.
E molte più auto, troppe auto, che rendono difficile pedalare in città in sicurezza.
Perchè, alla fine, l’unico modo per far sì che la svolta ciclabile sia definitiva, è ridurre il numero di auto in circolazione.
Elena Comelli

Sono andato a vedere e a provare la nuova pista ciclabile di corso Buenos Aires e corso Venezia e l’ho percorsa tutta avanti e indietro, fino a San Babila e ritorno.
È molto bella e mi sono divertito molto, arrivi velocemente a destinazione ed è già abbastanza utilizzata.
Mi sembra ben disegnata, con la protezione delle auto in sosta in molti punti, e con lo spazio per salire e scendere dall’auto parcheggiata senza rischi di incidenti con le bici, ed è stato risolto con i semafori il problema dell’immissione delle auto da viale Piave in piazza Oberdan, ed eventualmente se necessario potrà essere velocemente modificata alla fine dell’emergenza Covid.
Personalmente aggiungerei una corsia ciclabile tracciata anche in via Palestro, collegandola all’incrocio con corso Venezia.
In alcuni tratti più stretti di corso Buenos Aires si creano più code di automezzi, come e più di prima, e su questo si dovrà lavorare a livello di tutto il sistema per spostare una certa quota di traffico motorizzato su altri mezzi pubblici o privati più ecologici e meno ingombranti.
Ma intanto questa è esattamente la direzione in cui la nuova mobilità cittadina deve andare subito: più spazi dedicati alle biciclette e ai monopattini, più spazio ai pedoni, più corsie per i mezzi pubblici e sì, un po’ meno spazio alle auto e ai furgoni privati, che congestionano il traffico in una città dagli spazi stretti.
È la direzione dell’Europa e delle altre città del mondo, e sa di vivibilità, di socialità, di respiro, di umanità e più lentezza, e di futuro.
Carlone Mc

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