Cinque minuti di notorietà per cancellare 40 anni di storia

Cinque minuti di notorietà per cancellare 40 anni di storia

Cosa non si fa per ottenere 5 minuti di notorietà e qualche titolo di giornale.
E sì, perché ieri sera in Consiglio comunale tutti attendevano l’informativa della Giunta sulle nuove tariffe del servizio ATM, la presenza dei giornalisti era garantita e, quindi, come perdere l’occasione di uscire dall’anonimato “sparandola grossa” in apertura di seduta, evocando il Leoncavallo e l’intervento del ministro delle interiora Salvini.
Così nel giro di un breve intervento di un paio di minuti, si pretende di riscrivere un pezzo degli ultimi quarant’anni di storia di Milano, una storia così lunga, articolata e ricca che ha attraversato la vita di diverse generazioni di milanesi giovani e meno giovani, ma che ha rappresentato un valore e un riferimento non solo in tutta Italia, ma anche all’estero. Centinaia sono stati gli artisti di ogni genere ed estrazione transitati dal Leo, centinaia, forse migliaia, le iniziative di diffusione popolare della cultura ospitate, tanto che persino il Tribunale di Milano, nella sentenza del 1990 dopo lo sgombero dalla storica sede, concesse le attenuanti agli imputati per «aver agito per alti valori morali e sociali».
Per non dire della “provocazione” (quella sì degna di tal nome) dell’allora assessore alla cultura Sgarbi, che definì nel 2006 il Leoncavallo «Cappella Sistina della contemporaneità, un luogo d’arte permanente da visitare come il Pac, la Triennale, Palazzo Reale, gli altri luoghi al centro della Giornata del Contemporaneo».
Ma il consigliere Marcora riduce tutto a una questione di «rispetto della legalità… e dei diritti della proprietà privata…». La storia, o non la conosce, o non lo interessa.
Ma forse c’è dell’altro? Ce lo spieghi consigliere Marcora, perché io che ho i capelli bianchi, ho imparato da un certo Andreotti che «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca».

Alberto Ciullini

Ti potrebbero interessare