Da città studi allo studio della città

Da città studi allo studio della città

Opportunità da valorizzare, criticità da affrontare, un processo da governare.

“È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”
 I. Calvino

L’Università, l’autonomia e la qualità della ricerca, il sapere in generale e la loro integrazione con il mondo del lavoro sono, insieme alla cultura, la principale scommessa che il nostro paese (e l’Occidente) deve affrontare nel prossimo decennio. Innovazione, qualità dell’ambiente e della vita, occupazione e lavoro di qualità, sviluppo economico e sostenibilità sociale sono le poste in palio. Si tratta di una scommessa che può essere vinta solo grazie a un impegno profondo e concreto della politica, che ha il dovere di mantenere la regia e il protagonismo del Pubblico nella sfida che ci attende.

Università, autonomia e qualità della ricerca, cultura umanistica solida, metodo scientifico e pensiero critico sono anche strumenti, oggi più che mai necessari, per combattere i populismi e i fondamentalismi, per rivendicare e sostenere l’autorevolezza della scienza, e in generale per ricostruire quella fiducia nelle istituzioni che è alla base del funzionamento della democrazia – e senza la quale non ci può essere partecipazione, non ci può essere decisione, non ci può essere sintesi, non ci può essere progresso. Oggi Milano può essere teatro di un cambiamento concreto che può contribuire molto ad un cambio di rotta, in due direzioni: il rilancio della formazione e della ricerca scientifica e la capacità del pubblico di governare le grandi trasformazioni urbane mettendo al primo posto la cura delle comunità.

L’Università Statale di Milano ha la volontà e la possibilità, grazie a un investimento pubblico di oltre 130 milioni di Euro dell’Unione Europea, di realizzare un grande campus scientifico nell’area ex Expo 2015, con strutture moderne e più adeguate delle attuali, con la possibilità di concretizzare la tanto evocata collaborazione tra pubblico e privato, tra università e ricerca, tra ricerca e sviluppo, grazie alla concomitanza della nascita nella stessa area del, pur criticato, Human Technopole. Un progetto che deve essere adeguatamente guidato e governato contestualmente ai cambiamenti che inevitabilmente interesseranno l’area di Città Studi e che può aprire alla possibilità di costruire nella nostra città in chiave metropolitana un tassello fondamentale di questa scommessa.

Milano città universitaria, così come la vogliamo declinare in una città che include e accoglie, significa costruire strutture e infrastrutture moderne, che permettano agli universitari di studiare meglio, ma anche di avere alloggi a prezzi compatibili e cibo di qualità a costi accessibili, di accedere a servizi, divertimento e opportunità consoni ai loro bisogni. Gli studenti universitari sono cittadini, spesso viene dimenticato, ed è quindi necessario che una città universitaria si prenda cura anche di loro. La sfida del nuovo polo universitario deve tenere anche questo elemento in piena considerazione, senza dimenticare la ricchezza, culturale ancor prima che economica, che la presenza diffusa di studenti garantisce alla città e ai suoi quartieri.

La posizione di SinistraXMilano vuole essere quella di considerare l’ipotesi del trasferimento delle facoltà scientifiche in una prospettiva ampia, che tenga insieme i quartieri e le zone impattate dal trasferimento (Città Studi e i quartieri intorno all’area Expo), il futuro della città e il suo presente, le esigenze degli studenti e quelle dei residenti. 
Siamo consapevoli che il trasferimento delle facoltà scientifiche da Città Studi sia un processo complesso, che non può essere accettato senza condizioni, ma siamo altrettanto consapevoli e convinti che si tratti di un processo che la politica deve essere in grado di governare, affinché sia virtuoso e porti benefici a tutta la comunità cittadina, senza confini.

Per questo poniamo sin da ora una serie di questioni, che continueremo a porre con forza per tutto il tempo che sarà necessario, per realizzare quella che potrebbe rappresentare una importante opportunità per la città, per la comunità scientifica, per gli studenti e i giovani di Milano e di ogni dove, per la ricerca.

Partiamo da qui, da alcune considerazioni di fondo che tengono conto dell’acceso dibattito che si è sviluppato nel Municipio 3, di iniziative istituzionali e degli incontri che certamente continueranno con cittadini, studenti, ricercatori e docenti, esperti del settore e con l’università:

Le strutture delle facoltà scientifiche in Città Studi non sono adeguate al compito formativo di un’università all’altezza delle sfide. L’università Statale sostiene che laboratori e aule per la ricerca e la didattica non sarebbero compatibili con le attuali strutture. La dispersione sul territorio di facoltà e dipartimenti, oltre a essere anti-economica, renderebbe difficile fare ricerca in maniera competitiva. Gli investimenti necessari per adeguare le attuali strutture scientifiche a Città Studi non sono disponibili e, anche qualora l’università decidesse di farsene carico, sarebbero insostenibili, a differenza di altre facoltà che non necessitano di laboratori e attrezzature meno complesse.  Questa, quindi, è una delle prospettive che vogliamo mettere in campo pensando al futuro, prossimo e meno prossimo, del quartiere di Città Studi.

L’area ex-Expo, abbandonata o privatizzata, sarebbe una sconfitta per tutti, ad eccezione di chi cerca occasioni per massimizzare guadagni privati a valle di ingenti investimenti pubblici, perseguendo lo sviluppo urbanistico con modelli banalizzanti e speculativi fatti solo di centri commerciali e residenza. Potremmo discutere per anni sulle scelte sbagliate di Regione Lombardia e di Letizia Moratti di realizzare Expo su aree private ma oggi abbiamo, come forza di governo e come cittadini che hanno a cuore il futuro di Milano, l’obbligo di preoccuparci e quindi di occuparci, non solo di salvare ma di mettere a beneficio pubblico quell’area. In un ottica metropolitana, si tratta di un’area fondamentale altamente accessibile e infrastrutturata, che può diventare un modello di sviluppo urbano, con vocazione scientifica dotata di spazi fruibili e verdi, come ha deliberato il Consiglio Comunale nel 2012 e come hanno chiesto i cittadini nella loro indicazione referendaria del 2011. Sarebbe imperdonabile essere spettatori di quello scempio che abbiamo sempre paventato nei casi di Hannover, Siviglia o Saragozza, dove le aree Expo sono rimaste abbandonate e le cui fotografie per molti anni abbiamo noi stessi sventolato come rischio da evitare. Sarebbe altrettanto imperdonabile regalare le aree Expo alla speculazione edilizia, una speculazione che, lo abbiamo già visto in altre aree di Milano e della Lombardia, rischia di tradursi in investimenti fallimentari, con palazzine semivuote, quartieri sorti intorno a grandi centri commerciali che altro non fanno che indebolire il tessuto commerciale diffuso della città e i legami sociali e di comunità.

– I dati a disposizione sul progetto di trasferimento delle facoltà scientifiche non sono ancora definitivi, come definitivi non sono ancora i progetti di ciò che si realizzerebbe nel nuovo campus. Per questo riteniamo che contribuire a governare il processo ci permetterà di incidere su ciò che accadrà. Alcune cose, però, sono già certe ed è giusto ribadirle per fare chiarezza: non si sta trasferendo Città Studi né si stanno spostando in massa i suoi studenti.
Il trasferimento riguarderebbe le facoltà scientifiche della Statale e non il Politecnico, e coinvolge circa 18.000 studenti, a fronte di una popolazione studentesca complessiva di Città Studi di 38.000 e cittadina di 180.000. È previsto un finanziamento complessivo di 130 milioni di Euro da parte  dell’Unione Europea e vincolati alla realizzazione di un nuovo campus inserito in un polo della ricerca con la collaborazione fra pubblico e privato e vincolati alla qualificazione e valorizzazione dell’area ex-Expo. Il vincolo implica che scelte diverse faranno perdere i 130 milioni all’Università Statale di Milano, investimento che, giusto ricordarlo, non ha precedenti nel nostro paese per l’università pubblica.

La comunicazione aperta, tempestiva e trasparente di quanto avverrà nell’area ex Expo e in Città Studi deve essere una priorità e un impegno vincolante per l’amministrazione pubblica e per l’Università Statale.

Città Studi deve mantenere la sua importante vocazione universitaria intorno alla quale si è costruita la sua identità e intorno alla quale si basano diverse attività economiche di prossimità. È necessario che il numero di studenti che insistono sull’area non si riduca eccessivamente. Per questa ragione l’impegno del Comune di Milano di promuovere attivamente l’entrata di nuovi soggetti universitari negli edifici che verrebbero liberati dalla Statale deve essere considerata elemento di partenza di qualunque progetto che riguardi il futuro di Città Studi. Il trasferimento ipotizzato di una parte di studi umanistici in ampliamento di Bicocca, l’espansione del Politecnico, il possibile arrivo a Milano di nuove università e nuove scuole, come pure la collocazione di uno o più dipartimenti di area umanistica della stessa Statale nella sede attuale di Veterinaria (facoltà comunque destinata a trasferirsi a Lodi entro il prossimo anno) permetterebbero di mantenere un alto numero di studenti.

Non di meno, va riconosciuto che ad oggi Città Studi non ha risposto fino in fondo ai bisogni concreti di una popolazione universitaria: alloggi scarsi e troppo cari; presenza, secondo le stesse parole dei rappresentanti degli studenti, di un eccesso di nero negli affitti; servizi non sempre adeguati, a partire dalla carenza di mense fino a luoghi di incontro, studio e divertimento. Troppo spesso il carattere della relazione tra studenti e quartiere è stato conflittuale, con la contrapposizione tra legittime esigenze di quiete tipiche di un quartiere residenziale e la necessità di luoghi e momenti di divertimento, di cultura e di socializzazione serale e notturna, caratteristica tipica e auspicata dei quartieri universitari con forte presenza giovanile. Non basta quindi oggi il mantenimento dell’attuale vocazione universitaria, ma è necessario cogliere l’opportunità delle trasformazioni in atto per spingerla fino in fondo, attraverso servizi, studentati, luoghi di aggregazione e una politica di controllo degli affitti.

Sulla base di queste riflessioni, SinistraXMilano si impegna:

– a sollecitare l’amministrazione della Statale e il Comune di Milano affinché, nel minor tempo possibile, sciolgano tutti i nodi del processo in corso: il masterplan del nuovo Campus a Rho-Expo, il piano di trasferimento delle facoltà e i relativi piani economici e finanziari;
– a sollecitare la creazione di una mappa della mobilità sostenibile a livello economico e ambientale che garantisca collegamenti semplici, diretti ed economici tra i poli universitari della città, garantendo tra le altre cose la tariffa urbana anche per tutta l’area ex Expo;

– a chiedere, con ogni atto necessario, il mantenimento del vincolo funzionale per istruzione, servizi pubblici e cultura negli edifici della Statale che si libererebbero per evitare che si generino situazioni di abbandono e degrado;

– a promuovere usi temporanei e sperimentali negli edifici che rimarranno liberi in fase transitoria, anche con l’obiettivo di dare nuova vitalità al quartiere;

– a promuovere azioni per migliorare la vivibilità e la vitalità di Città Studi a partire dalla sperimentazione di zone chiuse al traffico nel quartiere;

– a promuovere azioni e politiche per migliorare la vivibilità di Città Studi e dei suoi studenti  universitari, con servizi a basso costo, luoghi di incontro e aggregazione anche serale e affitti accessibili e regolari;

– a promuovere sia il coinvolgimento del Municipio 3, nell’ottica del decentramento e della vicinanza delle istituzioni al territorio, affinché ogni passaggio del processo sia condiviso che la messa in campo di concreti strumenti di partecipazione a attivazione degli abitanti e degli studenti;

– ad avviare, in sede di stesura del nuovo Pgt,  una strategia di intervento complessiva su Città Studi che comprenda non solo il tema università ma anche i possibili trasferimenti degli ospedali Besta e Istituto dei Tumori,  la riqualificazione dello scalo ferroviario Lambrate e le molte altre situazioni in sospeso in zona (Rubattino e cantieri fermi) (Piano strategico di zona);

– a richiedere che i trasferimenti delle Facoltà – qualora confermati – siano progettati con una gestione dei tempi tale da garantire una gradualità della trasformazione, a partire dalla Facoltà di Veterinaria prossima allo spostamento a Lodi, anche tramite il ricorso ad usi temporanei degli spazi;

– a chiedere che il progetto nelle aree di Rho Expo comprenda la realizzazione di residenze per studenti e offra agli studenti servizi per garantire loro una vita degna di una grande città universitaria.

Sinistra X Milano vuole affrontare le sfide e le problematiche legate al progetto di trasferimento delle facoltà scientifiche della Statale assumendole come una opportunità, e influendo sull’elaborazione delle prospettive, con attenzione ai diversi territori coinvolti perché la Sinistra non può rinunciare ad avere uno sguardo complessivo e politico sulla società, tenendo presente quali sono le domande e i bisogni di una società complessa.

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