CORRUZIONE, LOMBARDIA è DA RECORD

CORRUZIONE, LOMBARDIA è DA RECORD

L’articolo di ieri su Avvenire rilancia l’allarme di Transparency International Italia sula corruzione italiana. Record Lombardo, Milano e Brescia su tutti. Da leggere. Luca Bonzanni
Grandi mazzette e micro-corruzione. È la quotidianità del malaffare che s’intreccia con la pubblica amministrazione attraverso matrici diverse, chiaramente criminali o mimetizzate negli interstizi di imprenditoria e politica. La Lombardia, centro economico e di potere dell’intero Paese, resta giocoforza terra di collusione e connivenze: l’ultimo campanello d’allarme arriva da Transparency International, ong impegnata nel campo della lgalità, che ha mappato censendo le notizie apparse sui media il fenomeno in Italia, individuando nella Lombardia la regione più interessata da condanne, inchieste e arresti per corruzione o malversazione nella sfera pubblica. Sono stati 66 gli episodi individuati in regione nei primi mesi del 2019: nella classifica del Belpaese, il podio è completato dalla Sicilia (59 casi) e dalla Campania (52), col Lazio al quarto posto (46). Un dato, quello del primo semestre di quest’anno, tendenzialmente in linea con i dati registrati sull’intero 2018: negli scorsi dodici mesi, Transparency aveva censito in Lombardia un totale di 125 casi di corruzione e reati affini; a spiccare, le 36 “voci” di Brescia e le 33 di Milano. Scorrendo nel dettaglio i fatti elencati da gennaio a giugno 2019, 23 sono localizzati a Milano e provincia. Maggio è stato il mese mediaticamente più caldo: prima l’inchiesta “Mensa dei poveri” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo, con un centinaio di indagati e una quarantina di misure cautelai (tra cui l’arresto del consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella e i domiciliari per il consigliere regionale Fabio Altitonante, entrambi di Forza Italia) a scoperchiare un presunto sistema di appalti pilotati, finanziamenti illeciti ai partiti, persino i tentacoli della ‘ndrangheta sullo sfondo; poi la vicenda di Legnano, con accuse di corruzione elettorale e nomine pilotate che portarono ai domiciliari il sindaco Gianbattista Fratus (Lega) e l’assessora alle opere pubbliche Chiara Lazzarini e in carcere il vicesindaco Maurizio Cozzi. Sono invece 24, tra condanne e inchieste in corso, i casi censiti in sei mesi nel Bresciano, altro centro nevralgico della corruzione, soprattutto quella “micro”. «Non ci stupiscono i tre settori più critici si legge nel report semestrale di Transparency International, con considerazioni sulla situazione nazionale che trovano riflessi anche nello scenario lombardo -: pubblica amministrazione, sanità e politica. Quello che colpisce di più è il fatto che proprio questi tre settori, così cruciali nella vita di tutti noi, da soli rappresentino quasi i due terzi dei casi riportati dai media. E addirittura un caso su tre è relativo ad appalti pubblici. Questo dimostra nuovamente quanto alto sia il rischio di corruzione in un settore tanto delicato come quello dei lavori pubblici. La tipologia di reato contestato vede la corruzione come la più diffusa con il 40% dei casi, ma non possiamo dimenticare tutti i reati affini come peculato, abuso d’ufficio e turbativa d’asta».

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