Cosa fa il Comune contro la mafia?

Cosa fa il Comune contro la mafia?

Altre due interdizioni antimafia (disposte dalla Prefettura di Milano) nei confronti di società gestrici di locali in centro città. La spinta del lavoro di concerto tra Procura, Prefettura, Comune si fa sentire ogni giorno. Sull’argomento proponiamo una riflessione di David Gentili, di Milano Progressista – Gruppo Consiliare, sugli strumenti a disposizione dell’Amministrazione comunale e come implementarli.

In questo momento abbiamo tre possibilità di contrastare direttamente il riciclaggio e gli interessi criminali mafiosi nella nostra città, difendendo la libera e sana concorrenza tra imprese nel nostro territorio:
– segnalazioni di operazioni sospette alla UIF della Banca d’Italia applicando la legge 231 del 2007 la normativa antiriciclaggio: 16 invii da marzo 2014 alla UIF relative a 196 operazioni sospette, 2.832 operazioni economiche analizzate, 664 società di cui 147 segnalate, 1.484 persone fisiche di cui 129 segnalate;
– l’estensione del ricorso all’informativa antimafia, previsto dalla Segreteria Generale nel piano anticorruzione, per un campione di SCIA commerciali, pari al 5%, dando priorità alle società individuate attraverso l’analisi di rischio, partendo dagli indicatori di anomalia UIF, dall’eccezionale lavoro svolto della DIA milanese, dalle competenze presenti nella polizia locale nella conoscenza del territorio milanese e del fenomeno mafioso;
– il suggerimento di provvedimenti di prevenzione patrimoniali in collaborazione con la Dda milanese.
Lunedì scorso ho proposto che l’Amministrazione Comunale inserisca nel Piano Anticorruzione una specifica norma che obblighi qualsiasi ente privato in contatto con l’Amministrazione a dichiarare il proprio titolare effettivo.
Al momento non c’è alcun obbligo esplicito di legge. Milano sarebbe la prima città che adotta il principio secondo il quale chiunque stipuli con lei contratti di convenzione o concessione o partecipa a gare d’appalto o è beneficiario di autorizzazioni e finanziamenti, debba dichiarare chi è la persona fisica (o le persone fisiche) beneficiario dell’operazione.
Una volta approvato, il principio proposto sarà inserito nel Piano Anticorruzione. Una svolta eccezionalmente significativa nel contrasto ai paradisi fiscali, alle mafie, nella lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale.
Siamo ormai alle fasi conclusive della stesura dell’aggiornamento del protocollo di legalità per prevenire l’usura e l’estorsione. Siamo giunti a questa ipotesi di lavoro dopo una serie di riunioni che abbiamo convocato del tavolo di coordinamento contro il racket e l’usura, nato dall’esperienza dei 9 sportelli aperti con l’Ordine degli avvocati nel 2015 e dello sportello di Piazza XXV Aprile nato con la collaborazione di Libera Contro le Mafie, Gruppo Abele Onlus e CIPM. Il protocollo valorizza quanto fatto finora dal Comune di Milano mettendolo in rete con le fondazioni antiusura con la l’ABI, Regione Lombardia, ordini professionali e Prefettura, il cui apporto è stato fondamentale.
Un’ultima ipotesi di lavoro che ho proposto è che il Comune metta a sistema tutte le strategie adottate, i protocolli sottoscritti, i modelli attuativi approvati e rediga il primo Piano di contrasto agli interessi criminali mafiosi.
David Gentili

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