Dergano: storia di una piazza e del futuro

Dergano: storia di una piazza e del futuro

La pedonalizzazione di Piazza Dergano: tactical urbanism, rigenerazione urbana e sicurezza.
Martedì 11 settembre gli Assessori Granelli e Maran hanno presentato il progetto di pedonalizzazione di Piazza Dergano a una nutrita assemblea di cittadini, progetto ormai entrato nella sua fase attuativa (il 22 settembre ci sarà l’inaugurazione ufficiale).
Il progetto, che si inserisce all’interno della riqualificazione di altre cinque piazze situate al di fuori della circonvallazione, per un investimento totale di 10.000.000 di euro (rientrante nel Piano Milano 2030), ha come obiettivo quello di “rafforzare le identità locali di quartiere” secondo le parole dell’Assessore Maran, il quale ha spiegato che i quartieri periferici sono dotati di carattersitiche storiche consolidate ma che “hanno perso il valore della piazza”.
La storia del quartiere di Dergano si dipana dal 1500 quando faceva parte dei Corpi Santi di Milano, diventando poi comune autonomo, in seguito annesso ad Affori e infine negli anni ‘20 a Milano.
Questa sua storia “autonoma” si riconosce ancora molto bene nella struttura urbanistica e sociale di piccolo borgo in cui le interazioni socio-commerciali-culturali sono molto sentite e discusse, e dove la sua piazza principale, soprattutto nei fine settimana, diventa lo scenario ideale per la comunicazione e la vita della comunità di residenti. Purtroppo però sia la viabilità locale che quella di attraversamento hanno stravolto il significato primario di Piazza Dergano, che il sabato si riduce a un contorto parcheggio anche abusivo, fatto di auto su marciapiedi e in doppia fila.
Il programma “ Piazze Aperte” fondato sulle teorie del tactical urbanism – ovvero una serie di modifiche temporanee, reversibili e low cost all’ambiente urbano destinate a migliorarne la vivibilità – realizzato in collaborazione con Bloomberg Associates e NACTO (National Association of City Transportation) è basato sull’assunto che lo spazio pubblico diventi luogo di incontro e socializzazione, una trasformazione appunto da spazio-misurato a luogo-vissuto, in cui accadono cose e nascono interazioni sociali costruttive.
Nel dettaglio il progetto prevede l’eliminazione di 20 posti auto ora presenti, e la realizzazione dell’area pedonale arricchita da fioriere e panchine, oltre a rastrelliere per biciclette private e condivise.Verrà modificata una parte di viabilità con inversioni di sensi di marcia, e inoltre sono allo studio soluzioni per reciperare i 20 posti auto persi, recuperandoli nelle vie adiacenti e creando anche parcheggi a tempo per permettere un accesso più facilitato alle attività commerciali presenti nella piazza.
Un progetto strutturato e low cost, che permetterebbe la rinascita di una piazza ma anche di un quartiere, un progetto temporaneo, nel senso che la sperimentazione durerà un anno, quindi suscettibile di aggiustamenti in corso d’opera in base alle esigenze e alle consuetudini degli abitanti: a questo proposito gli assessori hanno confermato che verrà programmato un incontro a ottobre per discutere con i residenti di problemi o valori positivi emersi dalla sperimentazione.
Da residente in zona mi posso considerare soddisfatta dell’idea, ho sempre considerato piazza Dergano uno spazio senza identità ma con parecchie potenzialità derivanti anche dalla storia antica del quartiere, ma negli ultimi anni l’idea di piazza come luogo di aggregazione è stata completamente stravolta, svuotata del suo significato primario che parte da molto lontano, così profondamente radicato nella storia dell’urbanistica italiana.
Durante la presentazione del progetto i cittadini presenti all’assemblea hanno opposto una forte resistenza alla realizzazione del progetto, innescando un dibattito acceso e facendo emergere alcune criticità del quartiere, avulse dal motivo dell’incontro, ma presenti nel tessuto urbano e umano di Dergano. Tali criticità hanno riguardato essenzialmente: il non coinvolgimento dei cittadini alla fase pre-progettuale, ovvero la mancanza di un dibattito primario durante il quale far emergere esigenze e linee guida, la perdita di posti auto nella piazza e il timore di non vederli recuperati altrove, e, ultimo ma non meno importante, la questione sicurezza, ovvero la paura che la piazza sistemata per diventare luogo d’incontro possa diventare luogo di bivacchi e microcriminalità come accade già nei giardini pubblici proprio dietro la piazza.
Il dibattito molto acceso e partecipato che è nato ha reso il senso di una comunità in parte abbandonata dall’amministrazione, che non riesce a risolvere i problemi di convivenza e le paure che nascono fondamentalmente dal vivere in una grande città, con i suoi vantaggi e svantaggi. Credo sia vitale lavorare sulla percezione di tali paure, che molte volte vengono distorte da una mancanza di comunicazione efficace e veloce: un modo assolutamente valido di comunicare potrà essere mantenere alto il dibattito e soprattutto l’informazione in tempo reale sul lavoro di riqualificazione della piazza. Al di là, senza escluderli, dei problemi esistenti a Dergano come in altri quartieri, che negli anni possano essere stati abbandonati soprattutto da una pianificazione urbana non logica né partecipativa, proprio il progetto di pedonalizzazione può diventare un volano per una più profonda analisi delle criticità e per la nascita di altri interventi di “microchirurgia urbanistica” essenziali per la rinascita soprattutto sociale e aggregativa dei quartieri oltre la circonvallazione di Milano. L’attenzione alle periferie che negli ultimi tempi si è concretizzata in tanti progetti e investimenti, deve sicuramente far riflettere anche su altre questioni che non riguardano direttamente la pedonalizzazione di una piazza, ma che non possono prescindere da essa o da altri microinterventi, in quanto il presidio umano di un luogo, fatto di aggregazione, scambi culturali e piccoli eventi socializzanti lo rende, oltre che più attrattivo, anche più sicuro e al riparo da situazioni di criticità: meno spazi e più luoghi, per una maggiore attenzione alle trasformazioni sociali e una maggiore partecipazione alla vita e alla evoluzione della città.

Chiara Melloni

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