Diesel, più coraggio per innovare

Diesel, più coraggio per innovare

Da oggi in tutti i comuni lombardi con più di 30mila abitanti non possono circolare i diesel Euro 3.
Una misura che, in qualche modo, anticipa “area B”, il divieto di circolazione introdotto dal Comune di Milano per cui, dal mese di gennaio, non potranno circolare in tutta la città auto e furgoni diesel Euro 3 e benzina euro 0: di fatto area C si allarga a tutta la città per i veicoli più inquinanti.
Che ci sia un’emergenza salute e che il diesel sia tra i principali imputati – come ricordava  Pino Rosa su questo blog tre giorni fa – è ormai acclarato.
E allora si parte, per limitarne la circolazione.
Un obiettivo unico (ma non condiviso) perseguito con misure simili (ma non coordinate) e pesi diversi.
Parte “prima” la Lombardia, vietando la circolazione dei diesel in 570 comuni e affidando il rispetto del divieto e le relative sanzioni alla polizia locale: stiamo parlando di 420mila auto e 160mila furgoni (numeri che, da soli, danno forma e sostanza all’emergenza).
Una misura imponente che rischia però di scontrarsi con almeno tre ostacoli: la mancanza di gradualità, la scarsa comunicazione e il fatto che i controlli non potranno necessariamente essere né capillari né continuativi.
Insomma, una dichiarazione di guerra all’insegna dell’“armiamoci e partite”
Più articolato – ma forse più efficace – il percorso di Milano, che parte a gennaio con un divieto che riguarda il 97,6% del territorio cittadino e che sarà monitorato e verificato da 186 telecamere che presidieranno l’accesso in città (a gennaio partiranno le prime 16, con le restanti a seguire). E che prevede incentivi economici per le imprese che intendono adeguare i propri veicoli e deroghe importanti nella fase di avvio (50 accessi per tutti, privati e imprese, per i primi 12 mesi).
Insomma, un percorso graduale che punta alla consapevolezza e al rispetto reale del divieto che una dichiarazione di guerra.
Perché ci vuol poco – come ha fatto l’opposizione in Comune – a gridare al liberticidio e alla guerra a chi lavora di fronte alla scelta, necessaria, di limitare la circolazione dei diesel. Per poi ribaltare il tavolo e introdurre le stesse limitazioni, con meno deroghe e poca, pochissima comunicazione, in tutta la Lombardia: perché ci vuol poco anche a vietare, più difficile garantire che il divieto venga rispettato.
Perché poi, lontano dai titoli dei giornali e dalla dichiarazioni demagogiche nelle assemblee pubbliche, rimane il fatto che l’emergenza inquinamento in pianura Padana è ormai ben oltre la soglia di allarme.
E allora, in attesa di area B, un rimpianto rimane: forse Milano poteva essere un po’ più coraggiosa e accelerare il percorso verso una città senza diesel, un primo passo – lo auspichiamo – verso quella città senz’auto che, con le telecamere a tutti gli ingressi in città, può davvero diventare un obiettivo reale.
Magari portando nelle politiche per il trasporto pubblico quella capacità di innovazione che ha caratterizzato l’introduzione di area B e aggiungendo quel coraggio che fino a oggi è mancato.

Elena Comelli

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