DOMENICO L’EMIGRANTE

DOMENICO L’EMIGRANTE

Questa è la storia di Domenico, 40 anni, pugliese doc e bolognese d’adozione, emigrato in Francia per lavoro.
Domenico, quanto tempo hai impiegato a capire che l’Italia non era il Paese giusto per te?
Ci tengo a precisare che amo l’Italia, per le sue bellezze artistiche e culturali, per i rapporti e l’affetto che c’è tra la gente. Non posso dire lo stesso quando si parla di burocrazia e visione del futuro.
Cosa intendi?
Che per seguire i miei sogni e proseguire un percorso che coltivo da bambino ho dovuto fare le valigie e lasciare la mia terra, la mia famiglia ed i miei amici.
Ho frequentato l’istituto magistrale, contemporaneamente mi son diplomato al conservatorio di Bari. Ho lavorato nella mia vita come imbianchino, cartongessi sta, bracciante agricolo. Mi son trasferito a Bologna per studiare “Discipline della musica e del teatro”all’università Carlo Bo. Ho sostenuto circa dieci esami, quelli indispensabili per convertire in laurea magistrale il diploma in clarinetto. Ho perfezionato l’inglese a Londra conseguendo una certificazione di livello C1 e sono emigrato a Parigi.
Quali difficoltà hai trovato in Italia?
Con un diploma di conservatorio e una laurea specialistica in musicologia, si ha l’accesso alla docenza nelle scuole medie. Insegnare al conservatorio è invece un privilegio non accessibile a tutti. È una realtà molto chiusa. Dopo aver superato un concorso interno, l’incarico di docenza è affidato direttamente dal direttore sulla base curriculare di formazione, conoscenza e specializzazione. Spesso l’attesa per una cattedra è decennale nonostante si abbiano tutte le carte in regola per iniziare.
Perché hai scelto la Francia?
Perché in Francia il diploma di conservatorio è abilitante, ossia permette l’affido diretto di incarichi di docenza, mentre la burocrazia è quasi inesistente. Ho dovuto conseguire solamente un attestato di livello C1 in lingua francese per certificare la conoscenza della lingua ed ottenere una cattedra.
Cosa credi che manchi all’Italia rispetto alla Francia?
La valorizzazione della cultura musicale e teatrale. Non solo in Francia ma anche in Ungheria, Ucraina, Austria, Repubblica Ceca, Repubblica slovacca, senza dimenticare la tradizione balcanica, e potrei andare ancora avanti, si coltiva la cultura musicale. L’opera non rappresenta solamente un edificio turistico da visitare ma un luogo di aggregazione,di svago, da vivere nel weekend con amici e parenti. In Italia nonostante ci sia una tradizione secolare, l’opera è ancora sinonimo di vecchio, classico, inusuale.
Torneresti a vivere in Italia e cosa consiglieresti di fare ai più giovani?
Assolutamente no, almeno nei prossimi dieci anni, c’è troppa burocrazia e i tempi son sempre troppo lunghi. In Francia è tutto più snello, anche a livello di tassazione del reddito. Ai più giovani invece dico di continuare a sperare ed inseguire i propri sogni. Non tutti hanno la possibilità di andare a vivere all’estero, perciò dico a chi rimane di non accettare lo stato delle cose attuale e di rimboccarsi le maniche affinché qualcosa cominci a cambiare.

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