Dopo il voto

Dopo il voto

Il giorno dopo la tornata elettorale di inizio marzo ci restituisce una Milano dove, a differenza del resto d’Italia, il centrosinistra tiene e si colloca davanti al centrodestra nel voto cittadino. Ma, se questo dato è confermato a livello complessivo, lo scenario cambia significativamente in periferia: a crescere non è tanto il voto alle destre più estreme – insomma, quell’onda nera di cui tanto si era parlato e che tanto si era temuta nelle settimane precedenti al voto non c’è stata – quanto la fiducia al Movimento 5 Stelle che, per la prima volta a Milano, supera ampiamente la soglia del 10% in tutti i municipi (tranne l’1) e in cinque municipi su nove si colloca addirittura oltre il 15%.
Voto di protesta? No, forse è il caso di smetterla di considerarlo tale e leggerlo piuttosto come ricerca di risposte diverse.

E allora è questo il messaggio forte per l’amministrazione Sala che si appresta a celebrare il secondo anno di mandato: serve un cambio di passo che permetta, prima di tutto, di raccogliere quello che si è seminato e, intanto, seminare di nuovo e preparare il terreno per i prossimi tre anni di amministrazione. La Milano a due velocità è la fotografia più nitida che questo risultato elettorale ci restituisce, e è una fotografia che racconta di distanze crescenti, tra centro e periferia sì, ma anche tra urgenza delle domande e tempi delle risposte. Serve un’accelerazione su quanto messo in cantiere con il piano periferie – opere strutturali e progetti di coesione – ma serve anche una rinnovata attenzione ai temi che sono all’origine, vera, del malessere delle periferie: la povertà crescente, la questione abitativa, la precarietà o la mancanza di lavoro che, in ultima analisi, si traducono in paura, in diffidenza e in senso di insicurezza, tanto percepita per il proprio quotidiano quanto reale per il proprio futuro.

Rinnovata attenzione all’abitare, anche a quello in quei contesti privati dove, fino a ieri, sembrava che il pubblico avesse rinunciato al proprio ruolo di regia e di garante della salute e della sicurezza dei propri cittadini. Affrontare i “buchi neri” della città, a partire da quella via Cavezzali 11 sulla quale, in campagna elettorale, anche la destra più becera ha preferito tacere, per poi sfidare Aler (e Fontana) su via Bolla e via Gola. Riaccendere le luci dei negozi e degli spazi abbandonati, facilitando gli usi temporanei, non solo per dare spazi e luoghi di incontro a associazioni e realtà informali ma anche perché una saracinesca abbassata non solo crea abbandono ma nasconde anche le potenzialità dello spazio commerciale. Accorciare le distanze, sociali e relazionali, portando piazze e socialità nei quartieri più lontani dal centro. Ridurre le distanze anche per chi ha più difficoltà di mobilità e di accesso. Far sentire, costantemente, la propria presenza nei quartieri e nei municipi. Queste, forse, alcune delle risposte; sicuramente i punti di partenza, per noi, delle prossime settimane e dei prossimi mesi.


Elena Comelli

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