Dopo la festa, gabbato il lavoro

Dopo la festa, gabbato il lavoro

PRIMO MAGGIO, festa dei lavoratori. Ma sono in tanti a Milano e nell’hinterland ad aver poco da festeggiare perché hanno perso il posto o temono possa succedere. Le crisi colpiscono duro «nel manufatturiero, nel terziario e commercio e nell’edilizia» scandisce Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano in un’intervista a Milano – Il Giorno di cui vi proponiamo qualche estratto.
«Per l’industria il motivo principale è la delocalizzazione, come in parte successo per Sirti. Le misure del decreto Dignità per il contrasto delle fughe all’estero non si sono rivelate un deterrente. Servono politiche di sviluppo che guardino sia all’innovazione che alla creazione di lavoro. Come l’economia verde». «Le aperture 24 ore su 24 nel commercio non hanno generato occupazione».«Anche le banche non se la passano bene. Si perderanno 4mila addetti l’anno nel Milanese per innovazioni e riorganizzazioni». E poi c’è l’edilizia… «Se non si sbloccano i cantieri, non si genera lavoro. Si devono rilanciare gli investimenti per trasporto pubblico, strade, manutenzione e ristrutturazioni». Come giudica Quota 100? «Positivo in quanto dà una risposta a parte dei lavoratori. Nei patronati Cgil di Milano sono state presentate 608 domande, più 107 per opzione donna. Il problema però sono le nuove generazioni, quelli che entrano nel mercato del lavoro con contratti precari. O i part time obbligati dall’azienda. Come costruiranno una pensione? E una bomba sociale da disinnescare ripensando il sistema previdenziale». E il reddito di cittadinanza? «Le domande ai Caf milanesi sono 2.424. Crediamo sia una risposta non completa. E doveroso intervenire a favore dei più poveri ma le politiche attive devono riguardare anche i lavoratori a forte rischio di espulsione dal mercato. Anche a loro bisogna garantire formazione e riqualificazione». E il salario minimo? «Non serve ad alzare i salari. E poi il tema non è solo lo stipendio ma le tutele su infortuni, malattia, maternità, previdenza, riposo. Per i rider andrebbe applicato un contratto di lavoro». A proposito di lavoratori della gig economy il sindacato tradizionale non è mai riuscito a far breccia… «Era vero fino a qualche anno fa. La strada è lunga. Non aiuta il fatto che la classe politica, per nascondere i suoi fallimenti, da 20 anni ripeta che tutta la colpa sia delle nostre organizzazioni».

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