DOVE CASCA LO SMART WORKING

DOVE CASCA LO SMART WORKING

La città dei quartieri dormitorio la conoscevamo già, quelle periferie fatte di casermoni e poco altro dove, se hai la fortuna di avere un lavoro, al mattino prendi la macchina, o qualche mezzo pubblico che passa ogni tanto, e vai al lavoro.
Non ci vai al cinema, semplicemente perché lì il cinema non c’è, non ci passi il tempo libero, perché non c’è molto da fare.
A parte il bar e qualche minimarket cingalese.
Con il Covid e il lockdown abbiamo imparato che ci sono anche quartieri dove non si dorme, non perché ci sia vita tutta la notte ma, semplicemente perché non ci vive quasi nessuno. Sono i quartieri del centro, quelli pieni di bar e ristoranti, che non vivono di chi ci vive ma di turisti e impiegati.
E oggi soffrono di più, insieme a chi ha fatto investimenti immobiliari per il terziario.
E è qui che casca lo smart working, perché se molti lavorano da casa il valore dell’investimento immobiliare fatto in centro diminuisce.
E allora ben venga la discussione sullo smart working, sui suoi rischi e le sue opportunità, sulle sue regole ormai non più rimandabili.
E intanto discutiamo anche dei rischi di una città che in molti non si possono più permettere, perché le due cose vanno di pari passo.
E vuoi vedere che, alla fine, salta fuori una città più per chi ci vive e meno per chi la sfrutta?

Elena Comelli

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