Eco che? Ecomostro

Eco che? Ecomostro

Che un parallelepipedo di calcestruzzo e acciaio alto 86 metri per 25 piani, 103 unità abitative da 45 a 300 mq, 149 box venga definito “ecosostenible”, è una provocazione che per me, francamente, suona anche come una presa per il c…!
Dal dizionario Treccani: «ecosostenibile agg. [comp. di eco- e sostenibile]. – Di manufatto (costruzione, edificio, installazione ecc.), o di forma di sviluppo, compatibile con le esigenze dell’ecologia»; «ecologia. Studio delle interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita…»
Forse un ripassino del significato delle parole avrebbero dovuto farselo anche i membri della Commissione per il Paesaggio del Comune di Milano che pare abbia espresso parere positivo e che è «…l’organo tecnico-consultivo del Comune incaricato di valutare la qualità dei progetti con particolare riguardo al loro corretto inserimento nel contesto urbano. La Commissione esprime pareri in merito alla compatibilità paesaggistica, alla valutazione dell’impatto paesistico dei progetti…»
Eppure il Regolamento Edilizio parla di «qualità estetica» (art.5), di «corretto inserimento paesistico nel contesto urbano» (art.6) degli interventi che non sono più considerati valori aggiunti, facoltativi, ma valori integrati, necessari, da attribuire a «tutti i progetti che incidono sull’esteriore aspetto dei luoghi» (art. 6.1).
Ma anche le Linee Guida della Commissione richiamano questi concetti, «gli interventi di nuova edificazione e di recupero degli edifici esistenti […] devono garantire un corretto inserimento paesaggistico nel contesto urbano» (R.E. art.6.1). E più avanti nel paragrafo 4. ORIENTAMENTI PER L’INSERIMENTO PAESAGGISTICO DEGLI INTERVENTI si legge «Una questione rilevante per la formulazione del giudizio di compatibilità paesaggistica è relativa alla visibilità/percezione dell’intervento dagli spazi circostanti, spesso difficile da prevedere per la complessità e articolazione dei possibili punti di vista…» e anche al punto 4.2 Interventi relativi a più edifici. «…Verranno apprezzate le proposte che propongono i valori di prossimità, convivenza, coesistenza nel contesto di un’architettura urbana…»
Con queste premesse non si capisce come per l’intervento previsto in via Stresa 22/24 angolo piazza Carbonari, in un quartiere fatto sostanzialmente, da una parte di villette e basse palazzine con giardino, la Maggiolina, e dall’altra da via Cagliero (area commerciale della zona) e da via Melchiorre Gioia, già ad elevatissima densità abitativa, sia stato possibile non avere obiettato nulla. Oltretutto su via Stresa ogni venerdì si tiene il mercato settimanale all’aperto.
Ora, che l’operatore cerchi di vendere “l’articolo” ci sta (a proposito l’investimento complessivo è di 45 milioni (fabbisogno per la realizzazione) e le stime di ricavi sono di 58,8 milioni, basate su prezzi medi di vendita di 5mila euro al metro) e che certi organi di stampa gli diano retta visto che è stata lanciata anche un’operazione di crowdfounding anche, ma che pannelli solari e raccolta delle acque siano sufficienti per dichiarare ecosostenible un mostro del genere ce ne passa!
Vedremo se ci saranno spazio e tempo per porre rimedio alla situazione.

Alberto Ciullini

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