Ecologia Sociale

Ecologia Sociale

L’ambiente è tutto ciò che ci circonda, la casa di tutti. Per anni abbiamo finto di dimenticarcene, ma la nostra sopravvivenza sulla terra dipende dal rapporto con tutte le altre specie viventi e dalle condizioni di clima, di spazio, di disponibilità di risorse.  Il tema è tornato prepotentemente alla ribalta, a causa dei disastri, delle guerre per l’accaparramento delle risorse, delle migrazioni forzate per chi si ritrovava a vivere in un ambiente ostile, dall’aumento impressionante della temperatura. Mantenere gli equilibri e una qualità diffusa non è un lusso, ma la precondizione per potere vivere in modo sano senza conflitti, per rispondere ai bisogni comuni ed esercitare i nostri diritti. Aria, acqua, suolo, vegetazione e fauna non sono un lusso, sono indispensabili per la qualità della nostra vita, per la possibilità di lavorare, studiare e divertirci.
Da qui bisogna ripartire per un modello di società, un modello economico basato sulla collaborazione non sulla predazione, un modello innovativo che stenta a decollare perché chiede di abbandonare vecchie abitudini, la perdita di alcuni privilegi…. Un’economia rispettosa dell’ambiente, genera benessere collettivo e crea nuovi posti di lavoro legati ai territori, difficilmente de localizzabili, non è scontata, è una scommessa che richiede uno sforzo collettivo oltre alla collaborazione tra settori di società che finora hanno lavorato talvolta in parallelo, altre volte no, ma che sono mai riusciti a interagire per elaborare proposte, anche contingenti, ma frutto di una visione global
L’ecologismo e l’ambientalismo, anche o soprattutto, locale, sta facendo 30 nella coscienza comune ma mancano parecchi passaggi prima che riesca a fare 31.
Ovvero, i temi della crisi climatica e sociale sono sul tavolo, la percezione del degrado ambientale come motore di malattie, disastri e diseguaglianze pare avere raggiunto una grande parte della popolazione, soprattutto nelle grandi metropoli, dove si va concentrando il meglio e il peggio del nostro futuro.
I movimenti ecologisti globali hanno messo in evidenza i limiti dello sviluppo e i misfatti del neoliberismo, ma, il prossimo passaggio, dovrà necessariamente essere quello del rapporto con le istituzioni globali e locali da parte delle rappresentanze di cittadini e l’evoluzione culturale di una classe politica quasi totalmente inadeguata.
Il problema ormai storico dell’ambientalismo italiano consiste in una separatezza cronica dalla pratica politica e amministrativa, nell’illusoria prospettiva di conquista del palazzo d’inverno da parte delle masse eco (in questo caso delle pur belle manifestazioni post Greta).
Una contraddizione che ha spesso relegato l’ecologia e l’ambiente nell’angolino dell’agenda politica e nel cassetto delle amministrazioni (nazionale e locale).
Uscire da questo minoritarismo che sa di ideologico e affrontare di petto la questione dell’ecologia sociale (lavoro, ambiente, salute, diseguaglianze) richiede una cultura politica che purtoppo in pochi hanno maturato in questi anni di leaderismo mediatico.
“In questo scenario si pone, quindi, oggi, il nodo del rapporto tra l’ecologia politica e le altre culture in campo, in particolare quelle progressiste (di nuova sinistra o socialdemocratiche, laburiste, cristiano-democratiche). La necessità di tale rapporto non nasce solo dal fatto che, in molti paesi, è da alleanze parlamentari (a volte, ma non sempre, precedute da alleanze elettorali), che può nascere una coalizione di governo. La connessione tra crisi ambientale e climatica e crisi sociale ed economica porta le forze più attente a tali questioni a doversi reciprocamente confrontare per cercare intese e programmi capaci di produrre maggioranze parlamentari ed esecutivi all’altezza della complessità delle situazioni. Ciò presuppone, appunto, una consapevolezza di tale connessione tra crisi ecologica e crisi sociale. Tanto maggiore essa è, nei diversi campi politico-culturali, e maggiore può essere il grado di coesione delle alleanze politiche e, nel caso, di governo” (Gianfranco Bettin per la Fondazione Feltrinelli). Più chiaro di così…
Anche a Milano questo passaggio, che si spera in corso d’opera, con la seconda amministrazione Sala-verde (verde lo scriviamo sempre minuscolo perché è un aggettivo che appartiene a tutti e non solo ad alcuni), rappresenterà la scommessa per il futuro della città e della metropoli, dove insieme a bandiere sventolanti e cartelli eco simpatici, ci sia la capacità di mettere a terra la città a 15 minuti e le questioni della salute, delle diseguaglianze e del lavoro. E tutto questo nel quadro di una crescita culturale dei cittadini, intesi non solo come elettori.
Anna Melone
Giuseppe “Pino” Rosa

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