ELENA LATTUADA: “Servono scelte radicali”

ELENA LATTUADA: “Servono scelte radicali”

Quando mi è stata chiesta disponibilità per candidarmi alle comunali di Milano ho riflettuto sul modo in cui avrei potuto dare il mio contributo.
Ho investito tutta la mia vita in difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. E l’ho fatto da donna, prima ancora che da sindacalista e da segretaria generale della CGIL Lombardia.
L’ho fatto perché convinta che lo stato di salute civica e sociale di una comunità passi dallo star meglio e bene tutti. Il lavoro, in questa battaglia di equità, gioca un ruolo fondamentale. 30 anni fa come oggi.
E allora perché non portare avanti quell’impegno a garanzia dell’uguaglianza da un luogo, la politica pubblica, che può e deve fare la differenza nelle vite di ciascuno di noi?
Voglio portare le mie battaglie e i miei valori alla guida di Milano.
Voglio che Milano resti una città democratica e antifascista, che sappia orgogliosamente essere una città senza disuguaglianze di reddito e di opportunità per gli uomini e le donne che la abitano.
Voglio una città senza periferie sociali, senza precarietà di lavoro e di vita.
Voglio una città per i diritti. Uno su tutti: il diritto alla salute.
Mi candido perché voglio Milano città giusta, sostenibile, ecologica.

In queste poche righe è racchiuso il senso e le ragioni che mi hanno spinto a candidarmi a Milano. Non è stata una scelta facile, ma oggi sono convinta di potermi mettere al servizio della città in cui sono nata e cresciuta.
Ed è proprio con questo spirito che intendo affrontare la campagna elettorale e il successivo impegno, una volta eletta.

Ho scelto di candidarmi con Milano Unita perché credo sia necessario coniugare un pensiero di sinistra ad un’idea di governo della città. Con l’obiettivo di migliorare l’esistente con uno sguardo agli anni che ci aspettano.

Del resto esser sindacalista è proprio questo: sapere da che parte stare, chi si rappresenta, negoziare una condizione migliore.
Il lavoro, per esempio, è in cima alla lista delle condizioni necessarie per vivere, priorità che richiede tutto l’impegno possibile affinché sia sicuro ed equo per tutte e tutti.
Priorità che non può fare a meno di un intervento delle istituzioni, chiamate a garantire dignità e diritti.

E’ proprio qui che trova un senso la mia presenza in consiglio comunale.

Ci sono diritti e priorità che da troppo tempo vengono negati o sottovalutati o, peggio ancora, piegati agli interessi forti. Vorrei essere messa nelle condizioni di provare a far sì che non accada più.
E, a proposito di priorità, il disegno della città, dal punto di vista urbanistico, ambientale e sociale, la sua ridefinizione nell’utilizzo degli spazi vuoti e le scelte di come riempirli (verde pubblico, case popolari, funzioni urbane) non sono elementi neutrali per un’amministrazione pubblica.
Sono elementi che fotografano e livellano la qualità della vita di una città, che raccontano cosa vuole essere ora e nel prossimo futuro, quali uomini e donne la abitano e la abiteranno.

Su questo punto serve un tratto di discontinuità. Servono scelte radicali.

Partire dalla città a 15 minuti riempiendola con luoghi di socialità, con la riqualificazione dei quartieri popolari, con spazi pubblici e privati di lavoro condiviso, idonei e connessi, con spazi culturali fruibili anche da giovani artisti e artiste, indicano un modo di intendere la città e il suo cammino.
Nel quadro di una rilettura di spazi e progetti, si inserisce inevitabilmente la pandemia, che ha cambiato vite ed esigenze collettive ed individuali.
La salute, che prima appariva come un problema di pochi, oggi è preoccupazione diffusa.
Ripensare al modello di sanità comunale e regionale non è un fatto astratto: chiama direttamente in causa cosa significa prendersi cura delle persone, come rivalutare il ruolo di tutti gli operatori sanitari, sociosanitari e sociali, delle strutture ospedaliere e della totale mancanza di strutture territoriali, del rapporto tra pubblico e privato.

Mettermi al servizio di una Milano all’avanguardia per i temi della sostenibilità sociale è il mio obiettivo.
Vorrei che fosse anche in cima alla lista degli obiettivi della coalizione a sostegno di Beppe Sala sindaco, della sinistra tutta.
Sinistra che, oggi più che mai, necessita di ragioni condivise che siano l’anima di un noi che si è perso e può ritrovarsi. Un noi che sia squadra per davvero, nella definizione delle proposte, nel sostegno alle stesse.
Con la coerenza necessaria nel dibattito pubblico e nelle scelte dell’amministrazione.

Ti potrebbero interessare