Esercito nelle periferie, no grazie

Esercito nelle periferie, no grazie

L’esercito nelle periferie? Leggo la proposta della Lega riportata sulla stampa di oggi e non posso stare zitta. Sarebbe come reprimere decenni di lotte politiche. Non importa quindi se isolata, fuori dal coro, controtendenza. E non si tratta solo di coraggio ma anzitutto di difendere dignità e libertà di pensiero ed espressione. Ecco, cammino spesso e opero con il terzo settore e le reti del sociale dentro il quadrilatero più tosto del Giambellino Lorenteggio, da Via Odazio a Piazza Tirana, così come in quello di Pichi Gola, e in tante altre situazioni complicate, grondanti difficoltà, fragilità, povertà, diritti sociali e certo anche civili (perché gli uni vanno sempre a braccetto con gli altri, come la Storia insegna), NEGATI. Quindi quando leggo e sento ripetutamente proposte simili, ovvero ordine e militari, come la soluzione a tutto ciò, mi vengono i brividi e la mia Library mi rimanda al file delle regole di manipolazione di Noam Chomsky. Questi signori, che governano da decenni la Regione e l’Aler, senza preoccuparsi del degrado dilagante, delle centinaia e centinaia di case lasciate sfitte, ricettacolo di abusivismo, racket delle occupazioni, criminalità e spaccio, mi rimandano alla regola numero 2, che non so se conoscono, ma certo applicano: “Creare problemi e poi offrire le soluzioni. Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici”.
I problemi delle periferie si risolveranno solo con aggressive ed efficaci Politiche di Welfare: lavoro, reddito, casa e affitti sostenibili, scuola pubblica e formazione di qualità, spazi e progetti di coesione sociale, aggregazione, cultura, sport. Le altre ricette sono illusorie e pure pericolose. Prima o poi si riveleranno dei boomerang per chi li propone, oltre a una presa in giro verso i cittadini più fragili. La mozione del Municipio 6 di Milano, di cui parlano i giornali, diceva anche altro, perché presentata dalla Lega ma emendata dalla coalizione che governa il Municipio: chiamava appunto in causa le gravi responsabilità di Regione ed Aler relative al degrado attuale. Un emendamento fondamentale che la stampa omette. Una mozione sulla quale mi sono astenuta proprio per quel giusto emendamento. Perché sull’esercito in periferia il mio voto sarebbe stato contrario, come peraltro dichiarato in sede di Consiglio Municipale
Rita Barbieri

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