Evitiamo il proibizionismo quando parliamo di diritti

Evitiamo il proibizionismo quando parliamo di diritti
Il contrasto all’inquinamento acustico è un tema di primaria importanza perché riguarda la salute delle persone. Va quindi trattato con parecchia serietà.

Secondo la tabella pubblicata oggi dal Corriere Milano, uno dei più dannosi rumori è il suono del clacson delle automobili che infatti è vietato dal codice della strada all’interno dei centri abitati (fatta eccezione per questioni di serio pericolo). Il problema però non sono solo i clacson ma tante piccole cose che vanno però tenute insieme da una cultura sul tema che deve imporsi.

Ovviamente la questione riguarda anche la notte che è il momento in cui la maggior parte delle persone dorme e ha diritto ad un sonno sereno. Notiamo però con fastidio come anche questa volta il tema della “movida” venga presentato come uno scontro tra residenti e commercianti senza che vengano considerate le persone che frequentano i locali. Se lavoriamo per costruire delle culture sui temi, che permettano di non occuparsi delle questioni in maniera isolata ma che cerchino un orizzonte di senso in cui collocare ogni specificità, allora dobbiamo tenere presente il tema delle libertà e dei diritti. Non si può imporre ai residenti di non dormire o di traslocare verso zone più tranquille come non si può imporre ai cittadini di non uscire la sera.

Come sempre la soluzione sta nella mediazione e ci pare che in città si possano trovare già alcuni esempi virtuosi che tracciano una strada. Come in via Lecco dove i commercianti si sono accordati per un orario di chiusura notturna e si sono dotati di personale che vigila sul rispetto delle norme di civiltà e a fine serata si occupa della pulizia di tutta la strada.
Dovremo occuparci sempre più di questi temi in una città che vuole e dev’essere sempre maggiormente aperta, giovane e dinamica, provando a esempio a valorizzare quei luoghi, anche centrali, non abitati dove ora “notte” significa degrado e potrebbe invece significare socialità.

Dovremo soprattutto evitare bandierine di proibizionismo o noncuranza provando a far dialogare le parti, cercando soluzioni efficaci e governando il processo ampio come unico declinabile poi, inevitabilmente, nelle mille specificità che hanno colori diversi di posto in posto.

Aurelio la Bella

 

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