Facciamo differenza tra propaganda e buona amministrazione

Facciamo differenza tra propaganda e buona amministrazione

La differenza tra propaganda politica e buona amministrazione è importante, e nemmeno troppo difficile da vedere.

L’atto qui riportato (qui e qui) – denominato mozione, ma più correttamente definibile come “proposta di delibera consiliare”, ma sorvoliamo – affronta uno dei temi di sicurezza e ordine pubblico più rilevanti per la nostra Milano, ma lo fa, purtroppo, in maniera assolutamente populista.
In un paese in cui le destre hanno voluto, fortissimamente voluto, la liberalizzazione totale degli esercizi delle licenze, ora che sorgono alcuni problemi, ecco che decidono di intervenire con il divieto.

Ragionare non è di loro competenza a quanto pare.

Porre dei limiti alla vendita incontrollata di alcolici è sicuramente una questione da discutere, ma con intelligenza.
Vietare la vendita dopo un determinato orario, ad esempio, impedisce di comprare prima le bibite per berle dopo? no.
Limitare territorialmente la possibilità di vedere, impedisce di spostarsi per l’acquisto o per il consumo? no.
Ecco, sarebbe invece opportuno provare a pensare a soluzioni più eque ed efficaci, che non brutalizzino alcuni commercianti e non riducano la libertà di quei cittadini che, invece, rispettano l’ordine pubblico.

Ad esempio, sappiamo bene che le bibite alcoliche consumate nottetempo in luoghi pubblici vengono spesso acquistate in minimarket.
I minimarket non sono soggetti alla normativa relativa alla somministrazione. Cosa significa? Significa che, ad esempio, mentre un barista è passibile di multa qualora serva un ubriaco, il minimarket non ha lo stesso problema. Il bar o ristorante è obbligato ad aver un bagno, il negozietto no (e chi beve, di solito, poi necessita di una toilette).

Ripensiamo piuttosto alle regole che già esistono e facciamole valere.
Si potrebbe chiedere di non vendere bibite fresche in assenza di licenza di somministrazione.
Si può richiedere una presenza maggiore di forze dell’ordine laddove troppo spesso il consumo di alcolici degenera in rissa.

Insomma, sebbene questo atto municipale riporti l’attenzione su di un problema esistente – e percepito anche in altri municipi – siamo convinti che la propaganda proibizionista sia uno spreco di tempo e di risorse pubbliche da parte dei nostri amministratori, mentre ci piacerebbe che gli eletti formulassero risposte concrete, credibili e di lunga durata.

Senza, infine, dimenticare che il problema delle dipendenze, di qualsiasi tipo, scaturisce da un malessere sociale. Se questo malessere sociale diventasse la priorità dei nostri amministratori municipali, otterremmo assai maggiori benefici per tutti i cittadini, e non soltanto slogan e finte soluzioni che verranno con ogni probabilità dichiarate discriminatorie e, quindi, inammissibili.

 

 

Viola Nicodano

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