FIGLI O LAVORO? IN DIECIMILA COSTRETTI A STARE A CASA (due terzi donne)

FIGLI O LAVORO? IN DIECIMILA COSTRETTI A STARE A CASA (due terzi donne)

«Ci vuole di più per le famiglie che hanno il coraggio di avere bambini: non devono essere costrette a scegliere fra lavoro e cura dei figli». Susanna Mantovani, pedagogista, analizza la situazione di mamme e padri lavoratori. Pochi posti nei nidi pubblici, lunghe liste d’attesa, nonni ancora al lavoro o lontani: i costi da affrontare – fra asili privati e tate – spesso allontanano dal mondo del lavoro, la conciliazione resta un miraggio. Quest’anno sono 2.300 i bimbi in lista d’attesa a Milano per un posto nei nidi comunali, non saranno aperte le iscrizioni “tardive” per i bimbi nati dopo il 31 maggio, che dovranno attendere settembre 2020 perché gli asili sono saturi: le classi saranno più contenute perché ci sono più bimbi disabili inseriti e sono in aumento i lattanti, sotto l’anno. «Anche nel nido aziendale della Bicocca stiamo assistendo a questa crescita dei lattanti, che richiedono giustamente classi più “delicate” – spiega Mantovani. Laddove però non ci sono servizi e alternative, dal nido al welfare aziendale, il rischio che i genitori si dimettano aumenta ed è difficile rientrare». Anche gli ultimi dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro registrano un numero altissimo di dimissioni di madri lavoratrici e padri lavoratori convalidate: sono state 10.727 nel 2018 in Lombardia contro le 9.781 del 2017. Fa riflettere anche la crescita delle dimissioni fra i padri lavoratori: 3.269 contro i 2.731 dell’anno precedente. Fra le motivazioni, qui il dato è nazionale, la parte più cospicua delle domande (36%) è per l’incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole: assenza di parenti di supporto, incidenza dei costi di assistenza al neonato – dall’asilo nido alla baby sitter – e mancato accoglimento al nido. «Dobbiamo sostenere le madri e i padri perché il rischio di dover scegliere fra figli e lavoro c’è, quando invece dovremmo ricordarci che i lavoratori che hanno figli sono un valore», sottolinea Mantovani. In mancanza di sostegni, i costi per le famiglie si fanno sentire: si spende sui 600 euro in media per i nidi privati, ma si può oltrepassare anche la soglia degli 800. «A milano i nidi privati sono di poco sotto i 300, le strutture convenzionate col Comune sono circa 1’80% dell’offerta – spiega Paolo Uniti, segretario generale di Assonididi -. Rispetto al boom di 10 anni fa in cui sono nate diverse strutture e dopo una certa crisi, che ha comportato chiusure per il calo della natalità, adesso c’è stabilità. I 600 euro di spesa media al mese comprendono anche pasti, pannolini, creme e la flessibilità nei giorni di apertura, negli inserimenti e negli orari proprio per andare incontro ai genitori lavoratori. Quasi tutte le strutture hanno poi messo a disposizione anche quest’anno posti per il Comune e sono in attesa di capire quanti ne verranno acquistati». Il costo medio per una baby sitter in città è invece di 8,50 euro all’ora, molto varia dai titoli e dalle richieste: 2 euro in più a bimbo dopo il primo da seguire, extra esclusi. «Col primo pagavo 100 euro al mese al nido comunale – racconta una mamma – non hanno preso il secondo e devo tornare al lavoro. La tata mi ha chiesto 900 euro al mese più contributi dalle 9 alle 15, praticamente il mio stipendio andrà li».

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