FINESTRE ROTTE E FINESTRE APERTE

FINESTRE ROTTE E FINESTRE APERTE

Se è vero che il degrado chiama degrado, è altrettanto vero che l’inasprirsi delle misure repressive non fa altro che aumentare la percezione di insicurezza e la domanda di ulteriori misure repressive.
E il passo è breve dalla teoria delle finestre rotte alla teoria delle finestre pulite, per cui tutto ciò che non è bello, pulito e decoroso genera insicurezza.
Lo si è visto bene all’assemblea di prossimità sulla sicurezza che si è tenuta nei giorni scorsi in municipio 2, dove, a fronte dello snocciolare di dati sugli interventi effettuati negli ultimi mesi (sanzioni, chiusure di minimarket, arresti, allontanamenti), le reazioni dei presenti erano “non basta, non basta, serve più repressione, serve più polizia, servono più interventi”.
E va a finire che ci si trova schiacciati tra il “serve di più” e il “di più non possiamo fare”, a riprova dell’inutilità o, quanto meno, dell’inadeguatezza e dell’insufficienza degli strumenti repressivi che si sono costruiti negli anni, a partire dal potere di ordinanza di maroniana memoria fino al più recente daspo.
Il punto è che, hai voglia a fare ordinanze se poi non hai gli strumenti per farle rispettare, va a finire che quello che produci è solo malcontento, insoddisfazione, paura, insicurezza e richiesta di nuove ordinanze che, poi, non rispettate, non faranno altro che generare nuovo malcontento, paura, ecc
E allora forse è arrivato il momento di interrompere questa spirale securitaria e chiedere, anzi esigere che, così come ai Sindaci e alle città si è negli anni delegata la gestione della sicurezza, adesso si cambi strada e ai Sindaci e alle città si deleghino il potere, il diritto e il dovere di gestire la coesione e la prevenzione: con risorse reali (umane e economiche) e strumenti di intervento amministrativi.
Insomma, ribaltare il paradigma della sicurezza sulle politiche di coesione e prevenzione
Che poi sarebbe pure coerente con quell’idea per cui la sicurezza non è un diritto in sé, ma è data dalla realizzazione di una somma di diritti – casa, lavoro, salute, istruzione, socialità.
Chissà che, trasformando in virtuoso il circolo vizioso della logica securitaria e repressiva, non siano poi le stesse misure di prevenzione e coesione a far crescere la domanda di nuove misure di prevenzione e coesione, accelerando il passo, questa volta, dalla teoria delle finestre rotte a quella delle finestre aperte.
E non che c’è tanto da girarci intorno, se c’è un’amministrazione comunale che oggi può fare questo passo e chiederli, anzi esigerli quei diritti, doveri e poteri per gestire più coesione e meno repressione, è quella di Milano.
Subito
Elena Comelli

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