GALLARATESE UP&DOWN

GALLARATESE UP&DOWN
Ogni settimana con gli anziani con cui lavoro usciamo a passeggiare, abbiamo scelto come meta il parco di nuovissima costruzione dietro la cascina Merlata dove stanno costruendo un nuovo quartiere di lusso. Tra la pista ciclabile, la roggia che scorre pacifica, le essenze di lavanda, gli alberi bellissimi, insetti impollinatori che viaggiano fino alle arnie poste qua e là, quello che ci attira sono sempre le altissime gru, le ruspe, i camion, il via vai degli operai che trasportano avanti e indietro materiali edili e ci pare che di settimana in settimana spuntino grattacieli come funghi.
Noi arriviamo dall’altra parte della via gallarate, dalle case di edilizia residenziale pubblica ed usciamo dai palazzoni angusti per guardare quelli già finiti dell’uptown e allora guardiamo le grandi vetrate dove in palestre di lusso super attrezzate dei residenti di bellissimo aspetto e magnificamente vestiti per lo sport si allenano negli spazi comuni del loro condominio su tapis-roulant computerizzati e attrezzi che nemmeno alla Virgin. All’orizzonte al di là di una strada enorme stanno facendo altri lavori, si vocifera che nascerà un centro commerciale giga enorme, una cosa che voi umani….
I miei vecchietti raccontano storie sul terreno dove sta nascendo questo quartiere nuovo, orti di una volta, campi, buio di notte e non sanno bene cosa provare, si sentono come al circo a guardare una creatura strana la cui forma è strana e la cui estetica è incomprensibile. Eppure quel pezzo di quartiere che hanno vissuto un tempo non gli appartiene, ci vanno oggi come fossero turisti. Ogni mercoledì attraversano via gallarate e si trovano in un altro mondo. Nel loro, in via Appennini, in via Bolla e nelle vie limitrofe se cammini con un panino in mano i corvi ti seguono con gli occhi di fuoco sperando che ti cada di mano. Dopo la passeggiata ci fermiamo a bere il caffè nel baretto in cascina Merlata ed oggi ci è venuta la curiosità di entrare nell’ufficio vendite perché da fuori abbiamo visto i plastici del nuovo quartiere e con entusiasmo sono voluti entrare per vedere dall’alto che forma avrà quello che ogni settimana vediamo da sotto. Il signor Luciano ha chiesto all’impiegata tutta truccata e ben vestita: ci spiega come sarà il quartiere? L’addetta alle vendite degli appartamenti di lusso lo ha guardato con sufficienza e gli ha detto: se deve comprare si altrimenti non ho tempo da perdere.
Non abbiamo saputo rispondere, siamo andati via senza dire nulla. Non ho una conclusione per questa piccola vicenda, noi siamo formiche e nella costruzione di questa città velocissima non abbiamo alcuna voce in capitolo. Del resto è tutto chiarissimo, nei cartelli che raccontano il quartiere del futuro vediamo immagini che non ci somigliano, mostrano persone bellissime con cagnolini al guinzaglio, tuffi in piscina, aperitivi in terrazzo, studenti con occhi azzurri che studiano nelle iper tecnologiche aule dell’uptown school, lavoratori in lavoro agile con i loro fiammanti mac nei luminosi co-working. Noi quelle immagine le abbiamo viste solo in tv e infatti ci pare di essere spettatori di un film e come in un film ad un certo punto arrivano le situazioni paradossali. Oggi mentre tornavamo in quartiere, da un grattacielo altissimo abbiamo sentito il canto registrato di un muezzin che intonava forte e chiaro il richiamo alla preghiera. Dei muratori musulmani l’avevano probabilmente messa a tutto volume con una cassa per raggiungere forse anche gli altri che lavoravano nei vari piani o nei palazzi di fianco. Questo lusso tutto italiano lo stanno costruendo lavoratori stranieri, chi sa che appalti, che costi, che condizioni. Ma noi che ci possiamo fare? Di che ci vogliamo interessare? Mica dobbiamo comprare là?
E niente, dal Gallaratese per oggi è tutto. Passo e chiudo.
Gina Bruno

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