Gig Worker e diritti

Gig Worker e diritti

Si calcola che nel 2020, negli Stati Uniti, il 40% dei lavoratori sarà “Gig Worker”: milioni di lavoratori indipendenti con contratti a breve e brevissimo termine. Questo è uno dei risvolti delle Smart Cities nell’era digitale. Anche in Italia stiamo assistendo al processo di diffusione, in maniera sempre più virulenta, di queste nuove forme di organizzazione del lavoro dovute all’uso intensivo delle piattaforme digitali.

Questo comporta un necessario e doveroso sforzo di innovazione sia per le organizzazioni sindacali sia per gli imprenditori che erogano questi servizi, con lo scopo è che venga garantita la tutela dei diritti dei lavoratori al pari delle altre categorie tradizionali.
Le recentissime vicende nel settore della grande distribuzione dell’elettronica, con la dismisssione di intere reti di grandi negozi e il conseguente licenziamento di centinaia di lavoratrici e lavoratori, le non risolte questioni delle app per auto pubbliche, la dematerializzazione di tante forme di lavoro dovuto anche all’affacciarsi di nuovissime applicazioni sviluppate secondo la tecnologia Blockchain, impongono al legislatore uno sforzo fondamentale di aggiornamento e miglioramento.

Nel mentre, in mancanza di leggi adeguate per tutelale chi si ritrova coinvolto in queste nuove forme di lavoro, bene fanno i Comuni come Milano e Bologna ad intervenire con regolamenti che sicuramente non possono sostituirsi al legislatore ma almeno cercano di mettere ordine laddove ordine non c’è e regna una pericolosa zona grigia.

Cesare Castelli

Ti potrebbero interessare