IL GIRO D’ITALIA A MILANO: UNA CILIEGINA SENZA TORTA

IL GIRO D’ITALIA A MILANO: UNA CILIEGINA SENZA TORTA

Eventi e interventi. La comunicazione e la formazione. Il racconto e la cultura. È in questo mix di forma e sostanza che si gioca la partita per lo sviluppo della mobilità sostenibile a Milano, e in particolare per la ciclabilità. Per raggiungere quell’obiettivo ambizioso – ma strategico – del 20% di persone che sceglie la bici come mezzo di trasporto, percentuale che andrebbe a liberare da traffico e inquinamento le nostre strade e la nostra aria oltre ad alleggerire la pressione sul trasporto pubblico in certe fasce orarie, non possono più bastare gli interventi ordinari.

In nessuna grande città del mondo il tema della ciclabilità è ormai più una questione solo di infrastruttura e di grandi interventi, che sono necessari ma da soli posso spostare poco. Lo sviluppo della ciclabilità in modo armonico (tale anche da superare quella pericolosa e stucchevole contrapposizione tra mezzi di trasporto) passa da un progetto ampio, ⇢ che tenga insieme la necessaria infrastruttura (il più possibile leggera) con una costante attenzione a quello che succede per le strade (lavori di M4, per esempio), ⇢ che parta dalla sicurezza garantita solo da una radicale moderazione del traffico automobilistico privato per concentrarsi in particolare sulla mobilità scolastica quella di chi ha diritto a vivere la città in autonomia e totale sicurezza, ⇢ che affronti una volta per tutte il tema dei furti anche qui in modo multidisciplinare e non sono come una questione di sicurezza, ⇢ che sostenga e premi le imprese delle ciclologistica, un pezzo di futuro che già pedala nel nostro presente.

Solo con un piano di sviluppo ampio, fatto di interventi strutturali e di iniziative culturali, la mobilità sostenibile può crescere e la mobilità ciclistica arrivare a quel 20% entro il 2021, come abbiamo promesso ai nostri elettori. E dentro quel piano le iniziative e gli eventi sono un pezzo importante, sono una ciliegina sulla torta che rende tutto più armonico e sensato.

L’arrivo del Giro d’Italia a Milano avrebbe potuto essere questo: l’inizio della celebrazione di un nuovo piano per la mobilità ciclistica in città. Segnare l’avvio di un percorso. Festeggiare un risultato ottenuto. Rinnovare una promessa con atti concreti. L’arrivo del Giro d’Italia a Milano avrebbe potuto essere l’occasione per un confronto finalmente aperto sul Velodromo Vigorelli per il quale ancora attendiamo di capire se il futuro sarà quello di un palazzetto dello sport o della nuova casa delle bici di Milano, la casa di tutti i ciclisti, i professionisti, gli amatoriali, la casa dei ciclisti che ancora non lo sono, ma dentro un Velodromo Vigorelli nuovo potrebbero imparare a esserlo. Invece l’arrivo del Giro d’Italia a Milano è stato bellissimo, ma inutile. È stato una grande ciliegina senza la torta. E così rischiano di essere gli eventi programmati per settembre al Velodromo Vigorelli, tra i quali la Deejay 100 con Linus nel suo doppio ruolo di consulente del Comune e di direttore di Radio Deejay.

Milano ha la grande occasione di far crescere la ciclabilità urbana anche sfruttando l’indubbio talento della città nella creazione e nella programmazione di eventi capaci di attirare migliaia di persone, ma serve un piano. Serve un progetto. Altrimenti anche tutte le buone intenzioni del Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile), pur nella vaghezza di certi obiettivi (quello sulla quota modale ciclistica, appunto), rischiano di rimanere solo intenzioni.

È passato un anno dalle elezioni ed è passato il Giro d’Italia. Non perdiamo altro tempo.

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