GTA: Gratosoglia autorganizzata

GTA: Gratosoglia autorganizzata

Il reportage per il Corriere della Sera di Francesca Bonazzoli
Al Gratosoglio i disoccupati si organizzano in strada: piantumano discariche e usano pittura anti-amianto «L’iniziativa popolare non basta: serve la politica» Libri e skate, la riscossa passa da trenta associazioni Il gruppo Gta Proponiamo un modello anche legato alle norme del reddito di cittadinanza: il lavoro stia dove c’è bisogno di Francesca Bonazzoli Non ci sono parcheggi selvaggi sui marciapiedi né spazzatura per strada o scritte vandaliche sui muri. Se c’è una brutta fama ormai usurpata è quella del Gratosoglio. Qualche settimana fa alcuni teppisti, è vero, hanno dato fuoco a una delle casette dove si conferiscono i rifiuti, ma di fatto nelle vie Gratosoglio o Costantino Baroni il problema delle discariche abusive è stato ormai superato. Anno dopo anni il quartiere è rinato grazie soprattutto all’attivismo delle associazioni che si sono costituite (addirittura una trentina), godendo del supporto di uno sportello del Comune e dei servizi messi a disposizione dalla Casa delle Associazioni e del Volontariato del Municipio 5. Eppure. Eppure Gratosoglio rimane un quartiere non risolto. «Non bastano le iniziative popolari. Il problema è politico», sostiene Mattia Scarano, 28 anni, fra i fondatori, quattro anni fa, di Gta, Gratosoglio autogestita. «Per esempio noi abbiamo cominciato con un mobilitazione via Facebook per riqualificare la rampa skate, poi abbiamo piantato un giardinetto in uno spazio che veniva usato come discarica, organizzato un cinefestival, ma poi abbiamo capito che bisognava stare addosso alle istituzioni». E con loro, sostiene, che si devono affrontare le grandi questioni come la mancanza di negozi, teatri, cinema, bar, centri di aggregazione. Il tessuto sociale, insomma. Il quartiere, anche in pieno giorno, appare infatti deserto. Un dormitorio abbandonato ancora di più sabato e domenica per le vie più vivaci del centro. «Adesso il nostro impegno è sollecitare le istituzioni sul tema del lavoro: abbiamo compilato una “Lista disoccupati e precari di Gratosoglio” con l’idea di creare posti di lavoro nella riqualificazione del quartiere. Già ci sono stati scioperi al contrario come la verniciatura con un materiale incapsulante delle colonne in cemento amianto delle case per dimostrare che qui c’è tanto lavoro e disoccupati a disposizione per farlo», spiega Mattia. «Proponiamo quattro punti concreti: la costituzione di una cooperativa di disoccupati; l’impiego degli associati nei lavori del quartiere; la concessione di uno spazio dove possa riunirsi e un censimento di chi cerca impiego». Dopo aver raccolto le firme, il Gta ha incontrato due volte l’assessore Pierfrancesco Majorino e contattato il consigliere Cinque Stelle Nicola Di Marco. «Ma stiamo ancora aspettando un riscontro. Sarebbe opportuno ragionare insieme anche in vista dell’entrata in vigore del reddito di cittadinanza che prevede per chi lo percepisce ore di lavoro sociale obbligatorio. Dovremmo trovare il modo di sfruttare questa legge per incrociare la lista di interventi necessari qui al Gratosoglio con quella i Booksquare Vernice antismog per la piazza dei libri al Gratosoglio dei disoccupati», spiega un altro fondatore del gruppo, Islam Hassan, 24 anni. «L’Aler potrebbe attingere alla lista e questo sistema potrebbe diventare un modello per tutta Milano. Vogliamo invitare qui i politici e fargli prendere precisi impegni. Piantare i fiori non basta: per riqualificare il quartiere serve lavoro e a sua volta il lavoro riqualifica il quartiere». La battaglia riguarda anche gli spazi Mer vuoti. «Quando abbiamo chiesto un locale ce n’è stato proposto uno a 19 mila euro l’anno, come se fossimo un’impresa», racconta Mattia. «Allora abbiamo ripulito e occupato una cascina abbandonata da 5o anni. Ora è un bar dove facciamo musica, con un giardino frequentato anche dagli anziani». Intanto la scorsa settimana, nella «piazza senza nome» delle Torri, è stato inaugurato Book square, un progetto di scambio di libri pensato dall’associazione «Libri on the road» e reali7?ato con diverse altre associazioni compreso il Gta, con l’idea che l’area oggi deserta diventi un luogo da condividere, dove fermarsi sulle panchine a leggere libri.

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