I graffiti hanno valore

I graffiti hanno valore

La verità è sempre stata sotto i nostri occhi: i graffiti, anche quelli illegali, hanno un innegabile valore estetico e possono così essere considerati vere e proprie opere d’arte.

Ma ci è voluta la decima sezione penale del Tribunale di Milano per riconoscerlo in modo ufficiale e per aggiungere, a fianco delle assai più numerose condanne per imbrattamento, un’altra piccola vittoria nella storia giuridica del movimento.
La sentenza, infatti, fa riferimento a un fatto avvenuto nell’ottobre 2014 in via Pestolazzi, zona Navigli: qui, interpellati dalla Polizia, due writer avevano ammesso, di fronte al loro pezzo, di esserne gli autori materiali, con tanto di candida esibizione alle forze dell’ordine delle bombolette usate per realizzarlo. In questo caso a fare scattare l’assoluzione è stato, secondo il giudice Antonia Versace, la dimostrazione dei due di “non avere alcuna intenzione di arrecare danno” non avendo interesse a “deturpare o imbrattare”.

Spulciando tra i faldoni che occupano i tribunali di mezza Italia (e Milano sembra essere particolarmente ferrata sull’argomento) qualche felice caso analogo lo si può trovare: il più eclatante è quello del 2014 quando, per la prima volta in Italia, l’avvocato Domenico Melillo, egli stesso writer con lo pseudonimo di Frode, ha portato fino in Cassazione il caso milanese di Manu Invisible, ricevendo a ogni grado di giudizio il parere favorevole dei giudici. Il motivo? Il valore oggettivo artistico del graffito (oltre che la “particolare tenuità del fatto”).

Chissà che queste piccole grandi vittorie giuridiche possano fare qualcosa per cambiare la legge: parliamo della numero 639 del Codice Penale, che definisce le sanzioni previste per la fattispecie del reato di imbrattamento.
Per un radicale cambio di rotta si stanno da anni spendendo associazioni e gruppi: è il caso del milanese Viola Wiola che raccoglie sotto di sé artisti, musicisti, avvocati e studiosi. Persone e professionisti accomunati dalla (non per tutti) ovvia convinzione che “l’inutile e strumentale guerra contro le tante espressioni autonome, non commissionate e creative per le strade (writing, street art, poesia di strada…), non costituisce la premessa ad una società migliore.”.

Clara Amodeo

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