I negozi e la domenica

I negozi e la domenica

Sulla questione delle aperture domenicali dei negozi, non c’è solo la contrapposizione (spesso ideologica e basta) tra città dinamiche e attrattive e ritorno agli anni Cinquanta, o a quelli che preferite.
Ne’ c’è solo la questione dei posti di lavoro persi con le chiusure domenicali.
C’è una questione molto più seria, che va oltre le aperture domenicali e riguarda la qualità del lavoro e la dignità di chi lavora.
Lo racconta bene Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano, citando una vicenda di questi giorni
“In Parlamento si blocca ancora l’iter sulle aperture domenicali.
Molti sostengono l’apertura a prescindere fregandosene delle condizioni di chi ci lavora.
Ecco che allora Carrefour, nella città che vuole stare sempre aperta, rompe gli accordi in vigore da 12 anni chiedendo di raddoppiare le domeniche, diminuendo la retribuzione e decidendo lei i turni di lavoro.
Alla faccia di quello che si ragiona a Milano sulla conciliazione dei tempi. Non solo: pretende turni con orario spalmato su 13 ore.
Ecco provate voi a fare un test. Prendete servizio alle 9 e finite alle 13. Poi riprendete alle 17 e finite alle 21. L’orario può iniziare alle 8, alle 10, alle 11 e finire di conseguenza dopo. In un’area metropolitana magari qualcuno pensa di poter tornare a casa in quelle 4 ore di mezzo? Allora io vorrei che per una volta, invece di puntare il dito contro i lavoratori, si prendesse posizione contro queste aziende che fanno tutto in barba a tutti umiliando la nostra gente”.
Partiamo da qui quando discutiamo di aperture domenicali, che qui c’è un punto molto poco ideologico e molto concreto: i diritti e la dignità di chi lavora

Elena Comelli

Ti potrebbero interessare