I RIDER E DRAGHI, UNA GIORNATA SIDERALE

I RIDER E DRAGHI, UNA GIORNATA SIDERALE
Mentre la Procura di Milano suppliva alla politica, e anche alla concertazione bloccata da quasi un anno da Assodelivery che continua a definire i ciclofattorini lavoratori autonomi, Draghi (o forse meglio dire i partiti?) nominavano i loro sottosegretari. Due fatti distanti eppure due facce della stessa medaglia. Con tutto il rispetto e il dispiacere per persone che stimiamo come

Maria Cecilia Guerra, le nomine di ieri sono la cosa più distante dalle vicende concrete e reali in cui viviamo e sembrano una caricatura della società, delle sue estremizzazioni e incompetenze. A meno che pensiate davvero che la sottosegretaria alla Cultura che si vanta di non leggere libri da tre anni possa servire a qualcosa. Prendiamo il consulente economico, quello sì, scelto dal Presidente del Consiglio: uno che il lavoro autonomo lo applicherebbe a tutto il settore pubblico. Se da questa parte, purtroppo il governo, non ci sono illusioni e speranze già al via (e vedremo atto dopo atto), invece, la vicenda rider al di là della determinazione della Procura di Milano, ci insegna tre cose: lottare, organizzare e denunciare. Vale la pena. Sempre. Poi conferma che lo sfruttamento delle piattaforme digitali, dei campioni della nuova economia, si chiama schiavismo tanto quanto quello del primo capitalismo. Ma non era difficile da capire. Non prendiamoci in giro, lo sapevamo tutti quando ordinavamo il cibo a domicilio. O no?

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