Ikea come Ryan Air e Amazon

Ikea come Ryan Air e Amazon

Ieri è stata IKEA, con il licenziamento di una lavoratrice che, per una situazione famigliare difficile, non era in grado di rispettare i turni assegnati.
Settimana scorsa, Ryan Air, che ha minacciato sanzioni a una assistente di volo colpevole di non vendere abbastanza regali o profumi ai passeggeri dei suoi voli low cost.
E Amazon, le cui condizioni di lavoro, con turni massacranti e attività alienanti fino a livelli quasi patologici di stress, sono venute alla luce dopo lo sciopero proclamato, con fatica e coraggio, dai suoi dipendenti proprio il giorno del black Friday.
L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Il “nemico” però non si chiama solo Ikea, Ryan Air o Amazon; è la “squalificazione” del lavoro e la riduzione dei diritti, su cui molte aziende costruiscono i propri profitti, a essere il vero nemico e il terreno su cui crescono paura e disuguaglianze. Lo sfruttamento dei lavoratori riguarda, da sempre, le categorie più deboli: i lavoratori meno qualificati, quelli che sono più facilmente sostituibili con manodopera a costo ancora più basso e hanno meno strumenti, spesso culturali prima di tutto, per difendersi. Ma quello che ci raccontano Amazon, RyanAir e Ikea, e Foodora, Deliveroo e tante aziende che sulle app e sulla qualità del servizio hanno costruito il proprio successo, è una storia per certi versi nuova, perché riguarda lavoratori spesso qualificati o categorie (come gli assistenti di volo) fino a ieri considerate privilegiate.

Perché racconta di una contaminazione al ribasso, di un mondo globale in cui le aziende all’avanguardia, al di là della facciata e della patina cool, costruiscono la propria competitività non sull’organizzazione del lavoro e sull’innovazione reale, ma sul ricatto e sullo sfruttamento dei lavoratori.

La qualità del lavoro non è solo garanzia di maggior e miglior produttività aziendale nel medio e nel lungo periodo, è anche la premessa per il benessere dei lavoratori e della collettività.  Anche per questo è un diritto di cui riappropriarsi, e la battaglia per un lavoro di qualità, rispettato e tutelato, non può non vedere Milano – che dell’innovazione e della qualità della vita vuole essere capitale – in prima linea.

Elena Comelli

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