Il barcone di Melilli in Municipio 3

Il barcone di Melilli in Municipio 3
Con enfasi degna di un cinegiornale dell’Istituto Luce, qualche giornale parla di “marea di proteste” di fronte al prossimo trasferimento a Milano del barcone il cui naufragio al largo della Libia, esattamente tre anni fa, causò la morte di oltre 700 migranti.
Di certo non sorprende che le Destre, vecchie e più recenti, gridino allo scandalo, parlino di sperpero del denaro pubblico o di «monumento all’ideologia immigrazionista della Sinistra» (!) e reagiscano con timore e chiusura a un’iniziativa chiaramente lontana dal loro modo di sentire: a differenza di quanto avvenuto ai tempi del pellegrinaggio del sommergibile “E. Toti”, da loro vengono solo pesanti critiche al viaggio che il barcone di Melilli compirà da Augusta, in Sicilia, ove attualmente è custodito dalla Marina Militare, sino a Milano, in zona Città Studi.

Molto meno comprensibile, invece, è la reazione di parte dei comitati dei residenti di Città Studi di fronte al progetto presentato ieri al Municipio 3 dalla prof.ssa Cristina Cattaneo, l’anatomo-patologa che in Sicilia ha lavorato a lungo per ricomporre e restituire dignità ai resti dei morti del barcone: quello della realizzazione di un Museo dei Diritti, per nulla «fantomatico», con al centro proprio questo relitto-simbolo, che nelle intenzioni dell’Università Statale – d’intesa con le istituzioni locali – costituisce una delle prime tessere del mosaico che andrà componendosi sulla Città Studi del futuro. Un progetto che, lungi dal costituire un «dolcetto», si inserisce nell’ambito di una riorganizzazione complessiva degli spazi di via Celoria ove si trasferirà anche il Dipartimento di Beni Culturali, col risultato di confermare la vocazione universitaria del quartiere, come richiesto sempre dagli abitanti, e consolidare le relazioni fra il quartiere stesso e la Statale, attraverso una serie di iniziative (realizzazione di spazi museali, attività di teatro, ecc.) che contribuiranno ad arricchire ulteriormente la vita culturale di questa parte di Milano.

Stefano Simonetta

 

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