IL BELLO DI MILANO

IL BELLO DI MILANO

di Giangiacomo Schiavi
L’editoriale del Corriere Milano di oggi.
Bella Milano quando iseppellisce l’odio e porta nelle piazze la memoria come antidoto all’indifferenza, che si ritrova in Duomo, alla Scala, alla Galleria e nel ricordo di Piazza Fontana per testimoniare il senso di un’umana dignità, il diritto alla parola, il rispetto per il dolore. C’è un filo che unisce le cinque giornate che vanno da Sant’Ambrogio alla commemorazione della Strage ed è un messaggio civile diretto al Paese, basta rancore, basta razzismi, basta con i tristi epigoni di politiche liberticide e violente.
Con la manifestazione per Liliana Segre e con il calore degli applausi al presidente Mattarella, Milano smentisce anche il pericoloso nuovo luogo comune di città che restituisce troppo poco all’Italia, abbarbicata al suo Pil e alla straordinaria crescita degli ultimi anni. Dal teatro alla piazza si muovono persone che cercano spiragli di fiducia nella paralisi del pessimismo e guardano al futuro con le parole dell’arcivescovo Delpini: con speranza e responsabilità. Senza celebrarsi, la città offre un’alleanza, un metodo più che un modello: non arrendersi al peggio, restare dalla parte degli esseri umani.
Domani Milano ricorda, commemora, non dimentica il tragico attentato fascista che ha segnato una stagione di bombe e violenze, diciassette morti e mezzo secolo senza giustizia. Ed è la prima volta che lo fa con un gesto che appare come risarcimento a una memoria offesa e tradita da una sentenza che non punisce i colpevoli: quella dei familiari delle vittime. Diciotto formelle, una riepilogativa e le altre con i nomi delle diciassette vittime dello scoppio, circonderanno la fontana della piazza, pietre d’inciampo con i nomi di chi quel maledetto venerdì alle 16,37 era nella Banca nazionale dell’agricoltura. Servirà a ricordare una storia terribile, aiuterà anche i più giovani a interrogarsi su un’era La formella Per le vittime di piazza Fontana violenta della nostra storia, finita negli anni di piombo. La memoria non è un atto dovuto, è un dovere importante. E questo che unisce il coraggio di Liliana Segre, la presenza del presidente Mattarella, la dignità dei partigiani dell’Anpi, la grande forza dei familiari delle vittime. Le formelle di piazza Fontana sono un atto di rispetto ma anche qualcosa che troppo a lungo è mancato, una lacuna di cui Milano doverosamente dovrebbe fare ammenda: in questi cinquant’anni i poveri morti di piazza Fontana sono rimasti schiacciati tra oblio e opposti estremismi, lasciando a una lapide annerita il compito di elencarli, tra una fermata del tram numero 24 e una partenza del tram numero 27. Il bel gesto del Comune, che ha accolto la richiesta dei familiari, «da sempre ricordati come numeri freddi», ha detto Carlo Arnoldi, presidente del Comitato, toglie alla piazza il ricordo di anni divisivi e polemici. Attorno a queste pietre d’inciampo la fascia tricolore del sindaco Sala porta il sentimento di una citta e di un intero Paese: un segno di vicinanza, dopo le scuse, per una giustizia che non è mai arrivata

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