Il fallimento di Aler Lombardia

Il fallimento di Aler Lombardia

Leggendo i quotidiani di oggi, si trovano due racconti diversi di quello che succede nelle case ALER a Milano. E, nonostante non si parli di Bolla e Gola che per ammissione di ALER stessa sono completamente fuori controllo, la musica non cambia.

Da un lato ci sono i sindacati e l’unione inquilini che, facendo il punto sulla sperimentazione del nuovo sistema di assegnazione delle case popolari introdotto dalla legge regionale 16, raccontano la storia di un fallimento sociale: fuori gli stranieri, fuori gli sfrattati, fuori i poveri se non sono seguiti dai servizi sociali, fuori le famiglie disagiate con figli se non sono separate o divorziate. I nuovi criteri, che da maggio 2018 saranno estesi a tutto il patrimonio ALER, privilegiano infatti l’anzianità di residenza (almeno 10 anni), le famiglie con anziani e i nuclei familiari monoparentali, oltre alle forze dell’ordine. Un tentativo di cambiare e diversificare il mix sociale all’interno delle case popolari che sembra non aver raggiunto i propri obiettivi o, comunque, sembra aver prodotti effetti collaterali negativi ben maggiori.

Dall’altro, i racconti delle case popolari di san siro e di via Salomone; racconti che, per altro, nascono delle dichiarazioni e dalle segnalazioni di due esponenti del centrodestra (il presidente del municipio 7, Bestetti, e il candidato governatore Fontana). Non siamo in via Bolla nè in via Gola, eppure anche qui ALER sembra incapace di intervenire: racket delle occupazioni, rifiuti scaricati abusivamente, lavori che, anche quando finanziari e pianificati, non riescono a partire.
La soluzione proposta e richiesta sono le cancellate, un nuovo dito che va a nascondere la luna di quello che avviene e non avviene nelle case popolari lombarde.

E, se Il Giornale ci parla di un appello di Fontana e Bestetti, non si capisce proprio a chi sia rivolto questo appello, visto che ALER è azienda lombarda e la Lombardia, oggi, è governata da loro.

Da qualunque parte la si guardi, il racconto della gestione lombarda delle case popolari è il racconto di un fallimento, della negazione di un diritto fondamentale, quale quello alla casa che si traduce in disperazione, preclusione di qualunque possibilità di riscatto e spirale dell’illegalità. E’ ora di cambiare e di restituire dignità a tutti, perchè le persone vengono prima delle graduatorie.

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